Interporto epicentro di umanità: da qui gli aiuti italiani all’Ucraina

6 Marzo 2022

Dal terremoto dell’Aquila alla crisi afgana, tredici anni di emergenze nell’hub gestito dalla Croce rossa Altri Tir in partenza: 170 bancali di medicine e attrezzature sanitarie. Perfetti: Abruzzo straordinario

AVEZZANO. Terremoti, pandemia, crisi afgana, guerra in Ucraina. Da tredici anni l’Interporto di Avezzano è epicentro di umanità. Stavolta lo è ancora di più, perché la struttura che fa capo alla Croce rossa italiana è diventata punto di riferimento nazionale e internazionale nell’emergenza umanitaria innescata dall’invasione della Russia. Ce ne sono due nella Penisola, l’altro si trova a Palmanova, in Friuli.
IL VIAGGIO DEI TIR
Gli operatori Cri ieri sono stati impegnati nello stoccaggio di 170 pallet (bancali) di medicinali e prodotti elettromedicali messi a disposizione dalle Regioni. La Protezione civile nazionale garantirà la consegna del materiale in campi d’accoglienza ai confini con l’Ucraina o nelle strutture sanitarie del Paese invaso (sperando in corridoi umanitari). La partenza ad ore, per un viaggio di 1.800 km. Nei giorni scorsi, invece, da Avezzano sono partiti i primi due convogli – il primo costituito da cinque Tir gestito dalla Croce rossa nazionale e il Dipartimento di protezione civile, il secondo, di quattro tir, dalla sola Cri – diretti in Romania e in Polonia, dopo aver raggiunto Gorizia, in una zona al confine con l’Ucraina. Nei container 200 tende, 1.000 brandine, 1.000 coperte e altrettanti sacchi a pelo, 60 bancali di cibo, 20 di medicinali, 5mila coperte e 18 bancali di trauma-kit, zainetti di primo soccorso per automedicazioni. Un terzo convoglio è in procinto di partire.
«ABRUZZO STRAORDINARIO»
A gestire le spedizioni in questo centro di emergenza» della Cri nazionale c’è, tra gli altri, il presidente della Croce rossa abruzzese, Gabriele Perfetti. «Siamo di fronte a una tragedia», sottolinea Perfetti, «in Abruzzo sento un’enorme e straordinaria partecipazione. C'è tanta solidarietà, ma gli aiuti vanno coordinati: per questo Croce rossa ha aperto un conto corrente per la raccolta fondi. La logistica ha infatti un impatto importante considerando anche i rincari sul carburante. Raccogliendo qualsiasi cosa, si rischia di accumulare beni che non possono essere smistati nell’immediatezza, non sapendo effettivamente che cosa serve. Bisogna considerare che abbiamo ospedali da campo ai confini e non possiamo entrare per soccorrere la tante povere persone rimaste bloccate in mezzo alle bombe e ai raid. In tal senso, speriamo molto nell'apertura immediata dei corridoi umanitari. Per chi volesse donare beni di prima necessità, raccomandiamo di portare abiti nuovi e non usati per questioni igienico sanitarie».
UN’UTILE INCOMPIUTA
L’Interporto alle porte di Avezzano ha rappresentato per anni una costosissima incompiuta. Non ha mai aperto allo scopo per cui è stato costruito. Ma in questi anni di emergenze la sua utilità si è rivelata straordinaria. Occupa un’area di 450mila metri quadrati. Al suo interno ospita una palazzina direzionale, dieci capannoni prefabbricati, un piazzale con viabilità interna. Grazie alla sua posizione strategica, vanta collegamenti importanti come l’autostrada e la superstrada del Liri, oltre alla ferroviari come la linea Roma-Pescara. L’Interporto di Avezzano è inserito anche nel più ampio progetto delle cosiddette Zone economiche speciali (Zes). In passato è stato utilizzato per altre grandi emergenze come il terremoto dell’Aquila del 2009 o quello di Amatrice nel 2016. Durante la pandemia alcuni amministratori locali avevano richiesto che vi fosse allestito un ospedale da campo in supporto della struttura sanitaria di Avezzano. Invece, poi, nel piazzale del Centro merci è stato allestito un drive-in per i tamponi molecolari di massa. Lo scorso agosto ha aperto i cancelli a 200 famiglie afghane – 1.330 profughi, tra uomini, donne e bambini – in fuga dai talebani.
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