L’addio di Bruno Vespa a suo fratello Stefano: «Ha sofferto con la città»

11 Marzo 2022

Il giornalista stroncato a 64 anni da un malore in casa a Roma I funerali a San Silvestro. Il ricordo commosso degli amici d’infanzia

L’AQUILA. «Stefano è L’Aquila, ha amato i sassi, le pietre e le persone di questa città». Le parole dell’analista geopolitico Andrea Marcelletti hanno il dono della sintesi, pochi tratti bastano a disegnare la figura del giornalista Stefano Vespa, scomparso improvvisamente tre giorni fa a 64 anni. Davanti a lui, in una bara sepolta “avvolta” da fiori bianchi, c'è proprio l'amico Stefano, e il ricordo scivola a quelle «cinquemila chiese che mi aveva fatto visitare quando sono venuto all’Aquila. Ero stravolto, ma lui continuava a raccontarmi di questa città, pietra per pietra», conclude Marcelletti. «Un amico, un fratello sincero e profondo, una persona con la quale era bello stare», è stato il ritratto di don Martino, parroco di San Silvestro, la chiesa aquilana che Stefano Vespa amava particolarmente e che ieri pomeriggio ha ospitato la messa funebre. In mattinata il giornalista era stato salutato a Roma, la città che lo aveva accolto quando, dopo l’esperienza aquilana nella redazione del Tempo, aveva proseguito la sua carriera a Panorama e poi a Formiche.net. Ma Stefano Vespa era rimasto aquilano. Tornava almeno una volta al mese, rimaneva il fine settimana, faceva un giro per la città. Fuori della chiesa, gli amici e colleghi ricordano i tempi di Radio L’Aquila, che lui stesso aveva fondato, gli inizi come commentatore di rugby. Preparato, puntiglioso, di grande cultura, e dalla dizione perfetta. «Se non avesse fatto il giornalista avrebbe potuto fare il commentatore, tanto era bravo», ricorda dal pulpito il fratello, il giornalista televisivo Bruno Vespa. «Ogni volta che terminavo un libro» ha raccontato, «lo facevo leggere a Stefano. Che ogni volta trovava tante imperfezioni che a me erano sfuggite. Stefano era stato portato a Roma dal suo lavoro, ma lui era un aquilano», ha ricordato ancora il fratello maggiore, «tanto che nella sua foto nel profilo Whatsapp c’era proprio lo stemma dell’Aquila. Stefano ha sofferto le sofferenze della città», ha concluso il giornalista televisivo, «e se oggi la città vuole fargli un regalo, deve definire rapidamente la ricostruzione delle parti che ancora mancano».