L’avvocato del macedone suicida «Era provato dalla detenzione»

26 Gennaio 2024

Il legale di fiducia, Costantini: «Avevo chiesto una perizia psichiatrica per capire la sua condotta» L’uomo aveva tentato di uccidere la moglie. Inchiesta sulle ultime ore di vita del detenuto 34enne

CAPESTRANO. Scatta l’inchiesta dopo il suicidio nel carcere di Castrogno di Jeton Bislimi, il 34enne macedone autore del tentato femminicidio di Capestrano. Lo scorso 14 novembre l’operaio, padre di due figli, al culmine di una lite, aveva afferrato un coltello da cucina e sferrato dieci fendenti alla moglie. Poi aveva tentato di farla finita ingoiando un mix di farmaci. Gli inquirenti sono tornati nell’abitazione della coppia sequestrando alcuni oggetti personali appartenuti all’uomo, nell’ambito di accertamenti avviati dopo l’episodio. Sotto la lente d’ingrandimento della Procura l’adeguatezza della custodia del penitenziario teramano – dove Bislimi era recluso nel reparto protetti – riservato a chi si macchia di reati contro donne e minori.
Risale alla scorsa settimana l’ultimo colloquio in carcere col suo difensore, l’avvocato Massimo Costantini. «Era provato dalla detenzione», spiega Costantini. «La Procura aveva oggettivamente ben poche alternative alla custodia cautelare in carcere vista la gravità dell’episodio, quello che è grave è quanto accaduto dopo, in carcere. Probabilmente il problema è nella carenza di organico e nel sovraffollamento di ogni istituto penitenziario italiano», sottolinea il legale. «Avevo chiesto la perizia psichiatrica, perché ho una mia idea sull’origine sia del reato originario sia della condotta successiva. Non ho avuto, purtroppo, l’occasione di ottenere la perizia in ambito processuale». Per l’avvocato Costantini, «pur nella consapevolezza della gravità di alcuni episodi, occorre sempre distinguere tra il delinquente e il malato, distinzione che il nostro sistema contempla nel momento in cui considera il vizio di mente, totale o parziale». Sulla carenza di personale nelle carceri è intervenuto il Sap, il sindacato degli agenti penitenziari che ha denunciato come un solo agente «avesse il controllo di circa 100 detenuti». Ieri la ricognizione cadaverica del medico legale Gina Quaglione: confermata la morte per impiccagione, è arrivato il nulla osta per la riconsegna della salma. A inchiodare Jeton Bislimi alle sue responsabilità la testimonianza resa dalla moglie agli inquirenti. S.B. (34), pure lei di origine macedone, che aveva confermato le accuse nei confronti del marito ripercorrendo i tragici momenti in cui il padre dei suoi due figli l’aveva accoltellata al torace, al collo, alle gambe e alla schiena. Al momento dell’aggressione i minori si trovavano a scuola. A chiamare i numeri di emergenza erano stati i vicini di casa. Al 34enne, lo scorso dicembre, il Tribunale per i minorenni aveva sospeso la potestà genitoriale.