L’esperto: evitare confusione e fai da te rivolgetevi sempre al vostro medico

AVEZZANO. Aumentano i casi di contagi e le morti nella Marsica, di pari passo alla confusione tra cittadini e pazienti che in diverse circostanze non sanno come comportarsi. Abbiamo sentito al...
AVEZZANO. Aumentano i casi di contagi e le morti nella Marsica, di pari passo alla confusione tra cittadini e pazienti che in diverse circostanze non sanno come comportarsi. Abbiamo sentito al riguardo il dottor Domenico Barbati, medico di base e vicesegretario provinciale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg).
Perché ad Avezzano è stata assunta la decisione di ridurre la popolazione scolastica negli istituti superiori?
«Questo provvedimento può sembrare molto restrittivo, ma a livello di igiene pubblica è opportuno. Non si è pensato ad aumentare il trasporto pubblico nei mesi precedenti. Giusto è stato, di conseguenza, prendere questa decisione da parte del sindaco. Il contagio avviene fuori dalle scuole, soprattutto a causa dei mezzi pubblici stracolmi».
Rispetto alle settimane precedenti, c’è molta confusione tra la popolazione sul comportamento da assumere in caso di sintomi influenzali, ma soprattutto in caso di contatto diretto con una persona positiva. Si sta diffondendo il fai da te e la corsa al tampone tramite centri privati. Qual è il consiglio dei medici di famiglia?
«La prima cosa che un paziente deve fare in caso di contatto diretto è quella di telefonare al proprio medico. Se il paziente non ha alcun sintomo viene messo sotto sorveglianza per 10 giorni. Dopo 10 giorni il medico può decidere se scioglierlo dalla sorveglianza. Se il soggetto è positivo, e si è fatto un tampone autonomamente, si mette in isolamento. Viene confinato a casa, dove deve rimanere 10 giorni. Se l’esito del nuovo tampone diventa negativo può uscire. Ma la raccomandazione è che dopo il contatto con un positivo non si deve correre a fare il tampone perché è necessario un tempo di incubazione. Per fare il tampone bisogna aspettare almeno 10 giorni. Invece, quello che consigliamo è di consultare il proprio medico che indirizzerà il paziente. È il medico che deve valutare non il paziente. Sconsigliamo il fai date. La paura è cattiva consigliera. Inoltre, va sottolineato che il contatto con doppia mascherina e distanziamento non è un contatto diretto. È necessario, affinché lo sia, un contatto inferiore a un metro e mezzo, prolungato di mezz’ora o senza mascherina».
Tra la popolazione è stato registrato un aumento di utilizzo di prodotti medici, come i cortisonici per il mal di gola? A cosa è dovuto questo fatto? Sono i medici di famiglia che prescrivono di più questa tipologia di terapia? Cosa consiglia ai pazienti?
«Prima va visitato il paziente, poi vanno valutati diversi parametri, come i più significativi. È il medico di famiglia che si occupa del paziente e decide quale procedura adottare e quale cura prescrivere. Tra questa c’è anche quella cortisonica, ma solo in determinati casi. Solo nei casi più chiari e indicativi del Covid, come anosmia, febbre e tosse, subentrano gli Usca, unità di medici, di solito giovani, che si recano nelle case per assistere direttamente i pazienti affetti da Covid19. A quel punto la terapia viene concordata dopo un consulto diretto con gli Usca, che ci riferiscono le condizioni del paziente».
I medici di famiglia stanno rilevando falle nei tracciamenti dei pazienti nel territorio marsicano?
«Con un numero di contagi alti, il sistema va in tilt. Si poteva fare con numeri limitati, ma ora è difficile. La soluzione a questo punto è fare più tamponi e su questo dobbiamo basarci per contenere la pandemia. Però a ognuno il suo compito. Ci sono diverse categorie di medici: i virologi, gli infettivologi e gli igienisti. Noi medici di famiglia siamo il primo sportello del cittadino, siamo in trincea, dobbiamo mettere in atto le procedure e indirizzare il paziente».
Come procede con i vaccini antinfluenzali?
«Alcune ditte che hanno assunto l’onere di fornire i vaccini non hanno rispettato i tempi e la regione è attualmente con carenza di vaccini. Se questo problema verrà risolto potremo riprendere le vaccinazioni. Le prenotazioni scaglionate sono necessarie, per contingentare il flusso di persone che arriva negli studi, altrimenti sarebbe il caos».
Le categorie più deboli come devono comportarsi riguardo al vaccino?
«Stiamo vaccinando le persone sopra i 65 anni e gli anziani fragili. Mentre le persone più giovani con fragilità le stiamo dirottando alla Asl». (p.g.)

