La bandiera della Brigata Maiella per l’addio al partigiano Pantaleo

7 Maggio 2022

Davanti alla chiesa il picchetto d’onore per l’uomo che mentì sulla sua età per entrare nella resistenza Don Maurizio: «Ennio ha lasciato in eredità a tutti noi il suo grande desiderio di libertà e giustizia»

SULMONA. Ieri mattina davanti alla chiesa del Santissimo Crocifisso c’erano una dozzina di fazzoletti tricolori della Brigata Maiella ad attendere il feretro di Ennio Pantaleo, morto a 92 anni, che pur di far parte della formazione partigiana, mentì sulla sua vera età: aveva allora appena 14 anni. Una piccola macchia tricolore davanti al portone del luogo sacro, con la valorosa bandiera partigiana, unica ad essere decorata con la medaglia d’oro al valore militare. Una sorta di picchetto d’onore che ha salutato l’arrivo della bara alle 11 in punto. Dietro la bara i suoi familiari: la figlia Giorgia, i generi Luigi e Domenico e i nipoti Marcella, Ezio, Diletta e Alessio.
DON MAURIZIO NANNARONE
«Ho letto quel bellissimo testo che ha scritto Ennio», ha detto il parroco della chiesa del Santissimo Crocifisso, «aveva appena 14 anni. E colpisce quello che lui ha scritto, quello che lui ha raccontato perché è di estrema attualità. Vedendo le immagini televisive della guerra in Ucraina, capiamo quanto sono vere le cose che lui ha scritto. Oggi sentiamo in televisione i racconti delle persone costrette a scappare dalle bombe e vediamo cose che pensavamo non potessero mai più accadere. Mi ha colpito il racconto di quest’uomo coraggioso, pieno di aneliti di libertà e di giustizia. Ho sentito l’intervista in cui all’inizio dice che si era arruolato perché voleva vendicarsi della morte del padre, poi aggiunge di essersi confessato per questo sentimento negativo che lo aveva spinto ad arruolarsi a 14 anni. Quanto è attuale quello che lui ha vissuto e ha raccontato. Noi pensavamo che era qualcosa del passato, invece tutto ciò sta accadendo di nuovo. Ennio lascia un’eredità grande alla famiglia e ai nipoti, quel desiderio di libertà che è il desiderio di ogni uomo. Certo oggi, un ragazzo di 14 anni difficilmente potrebbe combattere per la liberà, lui l’ha fatto insieme ai compagni della sua brigata».
IL GENERO LUIGI
A ricordare Ennio, a fine celebrazione, il genero Luigi, che ha sposato la figlia Giorgia. Il genero ha parlato di Ennio come una cara persona, con la quale fin da subito si stabilì un rapporto di reciproca stima, simpatia e affetto. «E' stato un uomo buono e dalla forte tempra con cui sono andato d’accordo fin dall’inizio. Non è stato solamente un suocero, è stato qualcosa di più, qualcosa di speciale. Lui era una persona decisa, di grande valore. Volevano darli le “stellette” ma le aveva rifiutate perché erano il simbolo della monarchia». Dopo la guerra aveva lavorato anche al Caprice di Roccaraso, «Lui così grande e grosso, quando si presentavano i bulli li allontanava e non aveva mai paura. Un uomo che mi ha insegnato tanto e il mio rimpianto è che questa cosa avrei dovuto dirgliela quando era ancora in vita».
I COMPAGNI DI SULMONA
«Oggi noi non abbiamo assistito solo a un rito religioso come comunità cattolica, oggi siamo qui per onorare una persona straordinaria, per ricordare un ragazzo di 14 anni che abbandonò le sue cose e la sua mamma per arruolarsi nella Brigata Maiella, per scacciare dall’Italia i tedeschi. Dobbiamo ricordare questo ragazzo che aveva una grande voglia di libertà. Ennio deve essere un esempio per tutti noi, un riferimento continuo e farci pensare a quello che sta accadendo oggi, a cosa può fare la guerra, quale distruzione può arrecare. Un riferimento che dobbiamo portare sempre con noi perché espressione di una società civile, di persone che pensano solo a crescere e a volersi bene e non a tornare indietro a un’epoca oscura quando la morte era qualcosa di insignificante». Subito dopo il corteo funebre si è allontanato lentamente verso il cimitero di Sulmona dove Ennio, il più giovane patriota della Brigata Maiella, riposerà.
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