«La centrale del gas opera strategica» Via libera a un passo

3 Marzo 2015

Spunta documento del ministero dello Sviluppo economico Previsti anche un impianto di spinta e quattro gasdotti

SULMONA. Il governo si appresta a dare il via libera alla centrale del gas di Case Pente. L’impianto, che la Snam punta a realizzare da circa dieci anni in una zona verde alle spalle del cimitero sulmonese, è stato definito «necessario» dalla direzione generale del ministero dello Sviluppo economico. Nella documentazione conclusiva, datata 10 febbraio, che ha fatto seguito all’ultima conferenza dei servizi del 12 novembre scorso, che la dirigente Concetta Cecere ha inviato al Consiglio dei ministri, vengono sottolineate «la strategicità e l’urgenza di realizzazione dell’opera, in coerenza con la strategia energetica nazionale». L’opera sarebbe necessaria per tre motivi, stando al documento. «La centrale è necessaria» scrive Cecere «per garantire il trasporto dei volumi incrementali di gas attualmente immessi dai punti di entrata dal Sud del Paese - importazione dal Nord Africa - e lo sviluppo delle capacità di questi punti di entrata; diversificare i corridoi energetici che attraversano il Paese aumentando la sicurezza del sistema di trasporto del gas naturale; migliorare la Rete di trasporto regionale, incrementandone le potenzialità e l’affidabilità, collegandola al sistema d’importazione proveniente dal Nord Africa-gasdotto Transmediterraneo».

Sfogliando le tre pagine del documento si scopre che la realizzazione del progetto prevede anche la realizzazione di un impianto di spinta del gas della potenza di circa 33 megawatt e dei relativi gasdotti di collegamento con la rete esistente di Snam Rete Gas. Cioè altre quattro condotte della lunghezza complessiva di quasi due chilometri (un chilometro e 880 metri) e un diametro dei tubi di un metro e 20 centimetri.

Ma i funzionari del ministero dello Sviluppo economico vanno oltre e ricordano i via libera incassati dalla multinazionale del gas, nel lungo iter di rilascio delle necessarie autorizzazioni. Fra cui ci sono i pareri favorevoli del 2011 di compatibilità ambientale dei ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali, oltre al decreto della Via (Valutazione di impatto ambientale), che non ha ravvisato irregolarità sullo sdoppiamento del progetto fra centrale e metanodotto. Nel documento si citano anche i pareri favorevoli della Commissione ambiente della camera del 2011 e i successivi della Regione e degli enti locali coinvolti (fra cui Comunità montana Peligna, Provincia e Comune di Sulmona).

«Tale infrastruttura è stata inclusa nelle infrastrutture strategiche individuate a livello comunitario, che prevedono procedure di autorizzazione accelerate» aggiunge Cecere «visto il diniego dell’intesa regionale nell’ultima conferenza dei servizi, si rimette il procedimento per l'autorizzazione alla costruzione e esercizio dell’opera alla presidenza del consiglio dei ministri». Il contenuto del documento, dunque, lascia poche speranze al fronte del no, guidato dalla Regione. Anche nella prima conferenza dei servizi sul metanodotto della settimana scorsa, l’assessore all’Ambiente, Mario Mazzocca, ha posto il diniego all’intesa Stato-Regione. Ma, viste le premesse del ministero dello Sviluppo economico, potrebbe risultare tutto inutile e il via libera definitivo del Consiglio dei ministri potrebbe essere solo questione di tempo.

Federica Pantano

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