La città ricorda i Nove Martiri Biondi: «Giustiziati dai nazisti»

Commemorati i giovani fucilati il 23 settembre del 1943 mentre tentavano di unirsi alla Resistenza Il sindaco prende posizione in maniera chiara. Il professor Fonzi agli studenti: erano ragazzi come voi
L’AQUILA. La città dell’Aquila ricorda i suoi Nove Martiri della Resistenza al nazifascismo. E il sindaco Pierluigi Biondi condanna apertamente i nazisti. Settantanove anni fa un gruppo di ragazzi aquilani, erano una quarantina, decisero di fuggire dalla città per non essere chiamati alle armi o portati ai lavori coatti. Alcuni decisero di resistere contro i nazifascisti e di unirsi ai gruppi di partigiani che nel frattempo si stavano organizzando. Dieci di questi giovani furono catturati con le armi in pugno lungo il sentiero che passava per Collebrincioni, mentre tentavano di unirsi a uno dei primi nuclei della Resistenza. Catturati, furono riportati in città e fucilati, dopo essere stati costretti a scavare due fosse. Solo uno di loro si salvò, troppo giovane e con una menomazione che gli avrebbe impedito di combattere. Erano le 14.30 del 23 settembre del 1943. La città rimase all’oscuro di quell’eccidio, che scoprì solo dopo la Liberazione.
La tragica storia dei Nove Martiri aquilani è stata ripercorsa ieri con le commemorazioni terminate in centro storico e al Sacrario al cimitero, ma iniziate di prima mattina alla pietra all’imbocco del sentiero per la Madonna Fore, con una corona deposta dal consigliere comunale Leonardo Scimia insieme al presidente dell’Anpi Abruzzo Fulvio Angelini. Commemorazioni proseguite alla Caserma Pasquali, nel punto dell’eccidio, e proseguite all’Istituto superiore Amedeo di Savoia, davanti al cippo che ricorda che uno dei giovani martiri frequentava quella scuola. «Non volevano essere eroi», ha spiegato ai ragazzi il professor Carlo Fonzi, presidente dell’Istituto abruzzese per la Storia della Resistenza, «erano ragazzi come voi». Dopo qualche titubanza all’inizio del suo primo mandato, il sindaco Biondi non è più mancato alla commemorazione dei Nove Martiri. C’era anche ieri mattina, insieme al prefetto Cinzia Teresa Torraco, ai rappresentanti delle armi e dell’Ufficio scolastico. «Custodire la memoria e condividerla significa esaltare le radici identitarie della nostra comunità», ha detto il primo cittadino, «oggi ricordiamo i Nove Martiri aquilani, nove giovani tra i 17 e i 21 anni che il 23 settembre di 79 anni fa sono stati giustiziati dai nazisti alle Casermette». Non ha usato, però, il termine “nazifascisti”. «Quei ragazzi non avrebbero voluto imbracciare le armi, avrebbero voluto assaporare i primi amori, dare i calci ad un pallone, pensare al loro futuro, ma un destino infame ha tradito i loro sogni, interrompendoli nella maniera più brutale e ingiusta», ha continuato, «L’Aquila ha saputo accogliere ragazze e ragazzi ucraini e afghani, figli di terre martoriate, nel ricordo dei nostri Nove Martiri".
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