La difesa del medico arrestato: «L’accusa frutto di un equivoco»

Il dottore è stato sorpreso dal Nas mentre incassava 230 euro da una donna malata di tumore L’avvocato Zambelli: «Montato un caso che non c’è». Stamani in tribunale l’udienza di convalida
SULMONA. Si svolgerà stamani, alle 11, nel tribunale di Sulmona, l’udienza di convalida dell’arresto in flagranza di reato eseguito dai Nas di Pescara nei confronti del medico chirurgo Paolo Leombruni, 52 anni di Sulmona. Il reato ipotizzato è concussione aggravata. Secondo l'accusa il medico avrebbe somministrato farmaci salvavita a una donna malata di tumore, in cambio di denaro. Accuse che il difensore, l'avvocato Massimo Zambelli, respinge al mittente. «Non concordo con la ricostruzione fatta dai carabinieri che è frutto di un evidente equivoco e di un errore di valutazione, fuorviata forse dalla deposizione della signora, che avrà capito una cosa per un’altra, magari pensando di essere oggetto di un raggiro», afferma deciso il legale sulmonese. «Leombruni non ha mai proposto un programma terapeutico alternativo alla paziente per la malattia oncologica ed è totalmente estraneo a quelle che sono le accuse per una ricostruzione dei fatti sbagliata, a causa di un equivoco di base che ha caratterizzato l'intera vicenda». Secondo la difesa, il medico avrebbe solo somministrato medicinali, farmaci soluzioni fisiologiche che si danno quando una persona ha problemi di disidratazione o di vomito. «Non c’è nulla di vero sul fatto che somministrasse farmaci miracolosi che arrivavano dalla Svizzera», tiene a precisare l'avvocato Zambelli. «È stata la paziente a contattare il mio assistito chiedendo un intervento domiciliare. E Leombruni è andato a casa della signora con tre soluzioni fisiologiche per far fronte agli effetti collaterali della cura che la donna sta facendo per la sua malattia. Tutto il discorso montato dai carabinieri del Nas sui farmaci provenienti dalla Svizzera, su cure alternative, è tutto inventato e non ha nulla a che fare con la realtà». Leombruni non lavora più al pronto soccorso dal primo settembre, attualmente svolge il servizio di guardia medica nell’ospedale di Sulmona. Venerdì mattina, dopo aver smontato dal turno, si sarebbe recato a casa della signora per una visita privata a pagamento. «Per non parlare del fantomatico farmaco ad uso ospedaliero che non è altro che un gastroprotettore sul mercato a 10,49 euro», incalza il difensore di Leombruni. «Il blitz dei Nas era stato preparato da tempo: si sono nascosti all’interno della casa della 73enne e hanno aspettato l'arrivo di Leombruni. Quando la paziente gli ha consegnato nelle mani i 230 euro stabiliti per la prestazione, sono usciti fuori e lo hanno arrestato. Hanno montato un caso che non c’è», conclude l’avvocato Zambelli. «Ci possono essere anche comportamenti censurabili da parte dell’Ordine dei medici riguardo alle tariffe, ma la concussione mi sembra una cosa totalmente fuori dalla realtà».
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