Le accuse delle modelle a Luciani: «Foto in biancheria, ci ha toccate»

20 Agosto 2022

Per il gip l’uomo «sfruttava la posizione di superiorità e, in alcuni casi, prometteva un lavoro» Il professionista continua a negare ogni addebito e fornisce documenti nel corso dell’interrogatorio

L’AQUILA. «Stavamo posando in biancheria intima quando il fotografo ci ha palpate sul seno e sui glutei, sfregandosi sulle nostre parti intime e tentando degli approcci sessuali durante alcuni shooting fotografici». Qualcuna sostiene che il professionista avrebbe «diffuso foto senza veli sui social in assenza di consenso». Sono state ascoltate dalla polizia, e in presenza di una psicologa, le tre aspiranti modelle dell’Aquila che hanno denunciato le presunte violenze sessuali subite da Alessandro Luciani, il fotografo 43enne arrestato dalla Squadra mobile della questura. Il professionista, che nega con forza ogni accusa, si trova agli arresti domiciliari. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Guendalina Buccella, su richiesta del pubblico ministero Marco Maria Cellini. A denunciare il 43enne sono state due sorelle, una delle quali minorenne all’epoca dei fatti, e una terza ragazza. «Mentre posavo in biancheria intima le sue mani spesso cadevano sulle mie parti intime», hanno raccontato agli inquirenti le presunte vittime, «in particolare sul seno e sui glutei. In alcuni casi si strusciava tentando degli approcci sessuali».
Per la Procura, Luciani sarebbe infatti autore di «un vero e proprio modus operandi» che «sfruttando la sua professione e abusando della sua posizione di superiorità derivante dalla differenza di età e, in alcuni casi, anche dalla promessa di un lavoro, durante i servizi fotografici compiva atti di violenza sessuali». Gli inquirenti temono che possano esserci altre vittime che non hanno ancora trovato il coraggio di denunciare. Si vedrà.
Tutte accuse da dimostrare, finora respinte dal professionista aquilano. Il legale dell’uomo, l’avvocato Marco De Paulis, ha fatto sapere che «il mio assistito si è sottoposto all’interrogatorio di garanzia spiegando e chiarendo le circostanze che gli sono state contestate. Ha fornito prove documentali sulla sua estraneità e sulla veridicità di quanto denunciato. Abbiamo già dimostrato, non sottraendoci ad alcuna domanda del gip, il ragionevole dubbio sui fatti denunciati. Abbiamo fiducia nella giustizia e nell’accertamento della verità ma mi sento di escludere in maniera categorica che il mio assistito abbia commesso atti così infamanti che rientrano nel gravissimo reato della violenza sessuale», spiega ancora il difensore del fotografo, «si tratta di un fotografo stimato e ricercato che non ha mai avuto problemi in oltre venti anni di carriera. All’esito di quanto già dimostrato, valuteremo se e quando richiedere la revoca della misura dei domiciliari».
L’attività investigativa ha avuto origine nel mese di giugno, a seguito della denuncia sporta da una ragazza che lamentava di essere stata oggetto di “attenzioni particolari” da parte del fotografo professionista durante la realizzazione di un photobook per pubblicizzare della biancheria intima. La Mobile ha iniziato una attività di indagine scoprendo che il professionista era solito utilizzare metodi ritenuti discutibili. Da qui la relazione in Procura. E l’arrivo della misura cautelare.
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