Luoghi della cultura nel degrado Colapietra grida allo scandalo

Lo storico parte dalla biblioteca in centro mai rinata: «Era fulcro del sapere, ora è uno dei posti più luridi La sordità non ha colore politico, le varie sparate sull’Aquila capitale andrebbero ridimensionate»
L’AQUILA. Nel 1897 Reinhard Peterman, nel suo testo “Viaggio negli Abruzzi”, parlava della Salvatore Tommasi come di una «biblioteca provinciale meritevole d’essere veduta tra le più importanti dell’Italia Meridionale». Ben diversa doveva essere, allora, l’immagine dello storico palazzo sotto ai portici del Ginnasio, oggi ricovero di piccioni e uccelli. A puntare il dito contro lo stato in cui versa la biblioteca, «di cui ormai è possibile ammirare solo i vetri sfondati dall’esterno e immaginare all’interno scene rivoltanti» è uno dei suoi principali fruitori: lo storico Raffaele Colapietra. La riflessione del professore prende le mosse dalla denuncia del presidente di Italia Nostra, Paolo Muzi, sulla mancata ricostruzione e fruizione dei musei e luoghi d’arte cittadini.
LONTANA DA DIO
E DAGLI UOMINI. «Quella di Muzi è una riflessione che condivido appieno», spiega Colapietra, «mi preme tuttavia sottolineare l’attuale situazione della biblioteca: in un luogo molto fuori mano, poco frequentato» spiega «per un breve periodo vicino solo alla facoltà di Lettere, adesso lontana da Dio e dagli uomini».
LA TRASCURATEZZA
E LA DESOLAZIONE. Lo storico periodicamente fa visita alla nuova sede provvisoria della biblioteca, all’interno del nucleo industriale di Bazzano, «per rileggere i libri della mia collezione, donata nel 2004. Purtroppo lo spettacolo è desolante», continua, «il luogo è bizzarro, ma la cosa più grave è la trascuratezza che si ha nei confronti di questa istituzione, che fino al 2009 era un punto di riferimento sociale oltre che culturale. L’estrema centralità di un tempo faceva in modo che fosse un punto di ritrovo, molto frequentato».
QUARTO CANTONE
DIMENTICATO. Del vociare di studenti liceali e universitari, storici e curiosi che riempiva fino ai giorni precedenti al terremoto i locali all’interno e appena all’esterno della biblioteca sembra non essere rimasto che il ricordo. «A Bazzano non va nessuno», dice lo storico, «intanto, l’abbandono totale del cosiddetto Quarto cantone, quello appunto dei portici del Liceo classico, è deplorevole. Siamo rimasti al 6 aprile 2009 nella centralissima piazza Palazzo. Non si è fatto un passo avanti. È vergognoso da ogni punto di vista. Quelle stanze sono il ricovero di piccioni che le hanno riempite di guano. Anche gli arredi della sala lignea penso siano in gran parte perduti».
UNA LUNGA STORIA
FATTA DI ANTICHI FASTI. L’apertura della biblioteca si fa risalire al 1848. La necessità di dotare la città di una biblioteca pubblica nacque in seguito all’istituzione nel 1814 del Reale Liceo degli Abruzzi, una scuola superiore che si insediò all’interno del Convento francescano, nell’angolo settentrionale di piazza Palazzo, e soprattutto del trasferimento del patrimonio bibliografico della Badia Celestiniana di Sulmona all’ordine dei Gesuiti dell’Aquila, avvenuto nel 1822. «Non bisogna dimenticare che quella struttura fu progettata dall’architetto Carlo Waldis, lo stesso che disegnò la facciata dell’Emiciclo», sottolinea lo storico, «in quella biblioteca nel 1888 fu fondata la Società abruzzese di storia patria alla presenza del ministro dell’istruzione. La nota sala Patini, tenuta in condominio con il Liceo classico, dove personalmente ho sostenuto le prove scritte di licenza liceale, è tenuta in maniera deplorevole. L’opera di Patini è stata recuperata, ma la sala è abbandonata. Quello che era il fulcro della cultura cittadina è diventato uno dei luoghi più luridi della città».
IL FUTURO ARCHIVIO
NELL’EX CONVENTO. Non si può dire altrettanto per l’Archivio di Stato, secondo lo storico. «L’Archivio è stato più fortunato», dice, «si è potuto avvalere di un edificio reso subito fruibile, che funziona con una certa efficacia. C’è poi la prospettiva del trasferimento nel convento di San Bernardino (caserma De Amicis nel 2009), sede bellissima, con la disponibilità della cattedra Bernardiniana. Questo è confortante». La nuova sede dovrebbe dare una nuova dignità all’Archivio istituito nel 1812, la cui attività cominciò nel 1835, con sede principale proprio in un ex convento, quello della chiesa di Sant’Agostino (poi palazzo della Prefettura).
«NON SI VEDE LUCE
DI PARADISO». «Ad oggi possiamo dire che l’archivio al 50% svolge la sua funzione, la biblioteca al 10%», conclude Colapietra, prima di scagliare l’attacco finale: «Tutte le sparate sull’Aquila città europea della cultura andrebbero ridimensionate: L’Aquila è capoluogo di provincia e regione, senza eccedere, con un patrimonio artistico notevole che andrebbe valorizzato. Le istituzioni culturali dovrebbero funzionare con una certa efficienza, ma questo non succede, né si vede luce di Paradiso, come si direbbe nel Meridione. C’è una sordità nei confronti di queste problematiche che non ha colore politico».
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