Maraini: «Le battaglie femministe della senatrice Elena Marinucci»

Il ricordo della scrittrice: «Donna attiva e stimolante, ragionava sempre in termini di mondo e di futuro» La nipote Roberta: «A 80 anni metteva la muta e si tuffava per il bagno in mare nel mese di ottobre»
L’AQUILA. Corre sul filo della lotta alla parità di genere l’intera vita della senatrice Elena Marinucci, che si è spenta venerdì nella sua casa romana, all’età di 94 anni. Un’incisiva azione politica e una non comune sensibilità ne hanno fatto un emblema. In ambito istituzionale, come nei rapporti personali. «Curiosa, interessata alla realtà, motivata. Aveva una grande dote, che oggi manca: il senso della responsabilità collettiva, non solo personale». La ricorda così la scrittrice Dacia Maraini, che ha condiviso con lei gli ambienti femministi a Roma, partecipando attivamente al gruppo del Teatro della Maddalena. «Un punto di riferimento assoluto per la nostra famiglia», dice la nipote Roberta Marinucci, «ironica, determinata, di un’intelligenza viva. I più bei ricordi della mia gioventù sono legati a lei».
Oggi alle 11 sarà aperta la camera ardente, a Casalpalocco, a Roma dove domani è prevista una funzione religiosa. I funerali si svolgeranno all’Aquila, martedì alle 11, nella basilica di San Bernardino.
PALADINA DELLE DONNE
«La ricordo come una persona molto curiosa, stimolante nei suoi discorsi, sempre attiva. La nostra è stata una frequentazione assidua tra gli anni Ottanta e Novanta», afferma Maraini, «la caratterizzava il fatto di ragionare sempre in termini di collettività, di mondo, di futuro. L’apprezzavo molto per questo. Con me è sempre stata molto gentile e affettuosa, la ricordo con tenerezza anche se negli ultimi anni non abbiamo avuto modo di incontrarci. Di Elena mi resta il ricordo di una donna attiva negli anni del femminismo, in cui ci ritrovavamo molto, motivate dalla voglia di fare, di agire, di difendere i diritti. Una donna impegnata sul campo, sempre pronta a tendere la mano». I primi referendum, le battaglie per l’aborto, per il divorzio. L’intensa attività parlamentare in Italia e all’estero della senatrice Marinucci è stata nel segno della parità di genere. Sua la proposta di legge per accorciare il tempo tra divorzio e separazione, ridotto nel 1987 da cinque a tre anni. Nel 1987 si è espressa a favore della legalizzazione della surrogazione di maternità. Eletta parlamentare europea nel 1994, ha ricoperto il ruolo di componente della commissione per la protezione dell’ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori e della commissione per i diritti della donna.
POLITICA D’ALTRI TEMPI
Il ricordo più dolce è quello della nipote Roberta, moglie dell’ex assessore al comune dell’Aquila, Vladimiro Placidi. In città vive parte della famiglia della Marinucci: oltre a Roberta, i fratelli Franca e Fausto Fanti e il cugino di Elena Marinucci, Enrico. «Competente, attenta alle esigenze comuni e riconosciuta come tale dalla mia famiglia, avvocato, giurista. Era la figlia di Gustavo, il fratello di mio nonno Ugo», afferma Roberta Marinucci mentre scorre le foto di famiglia, «ha abitato per tanto tempo alla Villa comunale, all’Aquila, con il marito Nello Mariani. Il suo studio da avvocato era sempre aperto alla consulenza e alle esigenze della gente, delle persone che cercano un lavoro. Aveva una parola per tutti, quando la politica era anche questo: l’ascolto diretto delle persone».
IL RICORDO DELLA FAMIGLIA
«Una donna generosa, aperta, una grande conoscitrice della politica con la capacità particolare di leggere le situazioni del momento», aggiunge Roberta. Ma la Elena Marinucci non era solo questo. Grande sportiva e amante dei viaggi ha assorbito il senso della vita, motivata da un’indole libera e dinamica. «Aveva più di ottant’anni», afferma la nipote Roberta, «e, nel mese di ottobre, si tuffava in acqua con la muta per fare il bagno. Dopo il terremoto del 2009 ha vissuto all’Aquila con il nipote Enrico. Negli ultimi tempi si era trasferita a Roma, dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita». Ma L’Aquila è sempre stata la sua città. Un legame forte quello con la famiglia, mantenuto saldo nel tempo. «Mia madre andava sempre a trascorrere il Capodanno a casa di zia Elena», dice Roberta, «amava molto viaggiare, anche con le amiche. Era una donna libera, indipendente che ha fatto della sua vita una continua battaglia. Con zia Elena va via un pezzo della storia di famiglia».
IMPEGNO SOCIALE
È stata la prima donna in Italia a sostenere l'introduzione delle quote rosa nelle elezioni. Impegnata in politica e nel sociale, esponente di spicco del Partito socialista italiano e dei Socialisti democratici italiani, è stata senatrice della Repubblica, sottosegretario di Stato alla sanità ed europarlamentare, nell'ultima fase del suo impegno politico. Capace di rendere la sua città e L’Abruzzo intero protagonisti sulla scena nazionale. Nominata da Bettino Craxi, con cui aveva un rapporto di grande stima e profondo affetto, responsabile femminile nazionale del Psi al congresso del Partito socialista italiano del 1981.
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