Mega aggregato nel centro storico: si sblocca la pratica per la rinascita

L’AQUILA. C’è una “svolta” per la rinascita di un grosso aggregato, già parzialmente crollato nel 2009, nel rione Colle di Paganica, il cuore del centro storico della più grande delle frazioni...
L’AQUILA. C’è una “svolta” per la rinascita di un grosso aggregato, già parzialmente crollato nel 2009, nel rione Colle di Paganica, il cuore del centro storico della più grande delle frazioni aquilane. La giunta comunale, con una delibera che ora dovrà passare in consiglio, ne ha infatti autorizzato la demolizione e ricostruzione.
Il gruppo di edifici è a poche decine di metri di una antica chiesa di Paganica (non più utilizzata come luogo di culto) sorta sulle ceneri del Castello distrutto nel giugno del 1424 dagli aquilani che vollero vendicarsi coi paganichesi accusati di aver “appoggiato” Braccio da Montone durante l’assedio della città, che si concluse con la battaglia “di Bazzano” del 2 giugno 1424 al termine della quale il condottiero umbro fu ucciso.
L’aggregato edilizio in questione si chiama appunto “Il Castello di Paganica” delimitato da via Salita del Castello, vico dei Frati, via del Pizzicagnolo, vico del Gallo. L’aggregato, si legge nella delibera, «è inserito nel contesto del centro storico della frazione di Paganica e ricade interamente in zona a vincolo speciale regolata dall’articolo 83 delle norme tecniche di attuazione laddove si parla di edifici di particolare pregio storico, artistico e ambientale». In tale zona sono permessi «solo interventi di restauro volti alla conservazione integrale o al ripristino dei valori originari, e interventi di risanamento conservativo volti alla conservazione o al ripristino degli elementi esterni nel loro insieme».
Quindi per demolire c’è bisogno di un provvedimento della giunta comunale (che va votato poi dal consiglio) «al fine di favorire la riqualificazione e il rinnovamento urbano dei centri storici, in funzione anche della densità, qualità e complementarietà dei servizi di prossimità e dei servizi pubblici su scala urbana. Il Comune può quindi introdurre specifiche disposizioni volte alla demolizione e alla ricostruzione di edifici comunque ritenuti incongrui dalla Commissione pareri».
La Commissione pareri nel 2019 si era espressa a favore della sostituzione edilizia a condizione «che siano recuperati tutti gli elementi lapidei lavorati, quali imbotti delle aperture, cantonali, per essere opportunamente ricollocati».
Ora si spera che si possa al più presto mettere mano anche al consolidamento della chiesa – di proprietà della diocesi – e al recupero del vecchio carcere inserito, quest’ultimo, in un aggregato privato. (g.p.)
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