Morì sotto le macerie Chiesti 4 milioni di danni

Istanza dei familiari di Esposito, portiere dello stabile, che aveva solo 24 anni Citati nell’udienza del 10 giugno la Regione, l’Adsu e i quattro condannati
L’AQUILA. Sono passati ormai dieci anni dal terremoto, ma la maggior parte delle controversie per i risarcimenti ai parenti delle vittime del crolli sono ancora da definire. E ci vorranno molti anni prima di avere sentenze inappellabili.
La tragedia della Casa dello studente, dove morirono otto giovani, è tra quelle più dolorose. Ma ancora non è stata fatta giustizia per tutti. E per talune posizioni siamo ancora agli inizi. Il 10 giugno, infatti, è stata fissata davanti al giudice civile, Monica Croci, la causa riguardante un risarcimento di 4 milioni di euro avanzato dai familiari di Francesco Maria Esposito, l’unico aquilano deceduto (a 24 anni) sotto le macerie della struttura. Sono stati chiamati in causa, tramite l’avvocato di parte civile, Simona Fiorenza, la Regione, in quanto titolare dell’immobile, l’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu), che gestiva la struttura e i quattro imputati che sono stati condannati penalmente con sentenza passata in giudicato: i tre tecnici che all’inizio del 2000 ristrutturarono il fabbricato e un funzionario Adsu. Va anche precisato che ai familiari di quel ragazzo, che lavorava in portineria alla Casa dello studente, non sono state mai pagate le provvisionali, ovvero la somma di 200mila euro, che erano state stabilite in sede penale già dopo la sentenza di primo grado.
La posizione dei familiari delle vittime di questo e di altri crolli è intransigente: essi cercano una sentenza definitiva che legittimi come i loro cari, che nessun verdetto potrà restituire loro, siano morti per errori che si potevano evitare con un minimo di buon senso. Anche se niente potrà rimarginare le ferite.
Questi procedimenti civili avviati per i risarcimenti poggiano inevitabilmente sulle motivazioni delle condanne penali inflitte dalla Cassazione ai 4 imputati per omicidio colposo plurimo. Secondo i giudici della Suprema Corte, la Casa dello studente era destinata a crollare perché, ancora prima dei lavori di ristrutturazione eseguiti nel 2000, l’edificio era stato totalmente, e pericolosamente, modificato rispetto al progetto originario e all’iniziale destinazione d’uso.
Tuttavia i tre ingegneri che ne curarono la ristrutturazione nel 2000, e l’architetto responsabile del collaudo, avrebbero dovuto controllare i nuovi carichi di peso che gravavano sull’edificio, costruito nel 1965 dalla casa farmaceutica Angelini, e la tenuta statica, prima di eseguire gli interventi che avevano progettato e che «hanno aggravato gli effetti del crollo» nel quale morirono sette studenti e il portiere dello stabile, Esposito. I tre tecnici sono stati condannati a quattro anni di reclusione, mentre due anni e sei mesi (pena sospesa) furono inflitti al presidente della Commissione collaudo dell’Azienda per il diritto agli studi universitari.
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