Morte di Tommaso, la perizia: «La recinzione non era idonea»

Per il tecnico incaricato dalla Procura l’automobile che si è sfrenata non avrebbe dovuto trovarsi lì Nel mirino del documento Comune, istituto scolastico e Asl: il pm potrebbe indagare altre persone
L’AQUILA. Non solo la condotta negligente od omissiva dell’indagata. Alla morte del piccolo Tommaso D'Agostino di 4 anni e al ferimento di cinque compagni di scuola hanno concorso una serie di altri fattori legati allo stato dei luoghi. Lo dice il consulente della Procura Cristiano Ruggeri nella perizia di 179 pagine giunta sul tavolo del pubblico ministero Stefano Gallo, che coordina le indagini sull’incidente avvenuto il 18 maggio scorso nell'asilo “Primo maggio” di via Salaria Antica Est, a Pile.
In particolare, Ruggeri mette nel mirino l’accesso consentito alle auto nell’area e la recinzione dell’asilo. «L’area scolastica», precisa il consulente della Procura, «è di proprietà del Comune e in concessione all’istituto comprensivo “Giuseppe Mazzini” per la scuola dell’infanzia “Primo maggio”. È concausa preesistente dell’investimento lo stato delle pertinenze scolastiche comuni (parcheggio e rampa) dell’asilo nido comunale e della scuola dell’infanzia per le quali l’omessa valutazione del rischio e l’originale carenza strutturale ascrivibile al dirigenti scolastici, agli Rspp (i Responsabili del servizio di prevenzione e protezione) e all’amministrazione tenuta rispetto alla norma tecnica dell’edilizia scolastica, ovvero tutti coloro che rivestono posizione di garanzia rispetto agli utenti dell’area precisamente indicati nei responsabili del personale dell’Asl, dava luogo a un pericolo che si materializzava in seguito alla causa efficiente (l’auto sfrenata, ndr)».
Insomma Ruggeri individua altre figure che presto potrebbero finire sul registro degli indagati per la mancata analisi «dell’area comune (costituita dal piazzale in piano e dalla rampa dove aveva inizio il fatto) storicamente di libero accesso, dove noto il rischio della circolazione di veicoli sia rispetto il pericolo di investimento dei lavoratori che degli scolari. L’individuazione del rischio contingente alla situazione di fatto da parte del dirigente scolastico unitamente all’Rspp», osserva Ruggeri, «allo stato da definire prevedibile, era evitabile mediante la misura compensativa attraverso la gestione dell’area secondo scelta ponderata, con la finalità di evitarlo, precludendo il parcheggio, o mitigarlo qualora non possibile diversamente, gestendo l’area parcheggi con specifica segnaletica verticale e orizzontale e ponendo a dovuta distanza il parcheggio più prossimo alla pendenza, dove è presente al termine un varco di ingresso e di uscita. Detto comportamento inadempiente da parte dei soggetti citati», sottolinea, «è concausa preesistente con l’evento dannoso. Ulteriore responsabilità del dirigente scolastico, dell’Rspp e l’amministrazione tenuta», conclude il perito, «è riscontrabile nel difetto di valutazione del rischi circa lo stato del cancello scena dell’infortunio, strutturalmente non idoneo alla protezione dell’evento di maggior danno, al posto del quale la presenza di una barriera, come tecnicamente individuabile secondo la norma tecnica specifica, avrebbe evitato la penetrazione della vettura nell’area giochi e l’investimento dei minori». Il riferimento è alla recinzione abbattuta dall’auto impazzita che delimitava l’area giochi teatro della tragedia.
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