Murales in ricordo di 22 studenti morti nel terremoto del 6 aprile

1 Ottobre 2021

L’opera “Il tempo non si è fermato” è stata voluta dall’Ateneo e dall’associazione “Rambaldi Onlus” Tutti frequentavano la facoltà di Ingegneria. In loro memoria anche una targa nella biblioteca

L’AQUILA. Maurizio Natale, Ilaria Rambaldi, Rossella Ranalletta, Elvio Romano, Daniela Bortoletti, Giulia Carnevale, Davide Centofanti, Tonino Colonna, Angela Antonia Cruciano, Martina Benedetta Di Battista, Alessio Di Pasquale, Gabriele Di Silvestre, Vasileios Koufolias, Ivana Lannutti, Luca Lunari, Giustino Romano, Michele Strazzella, Vittorio Tagliente, Raffaele Troiani, Maria Urbano, Paolo Verzilli, Roberta Zavarella. Ventidue studenti di Ingegneria, ventidue vite spezzate dal terremoto del 6 aprile 2009. Da ieri i loro nomi sono impressi a futura memoria su una targa all’ingresso della biblioteca del polo universitario di Roio dove c’è la sede dei Dipartimenti di Ingegneria. La targa è stata scoperta ieri mattina con una cerimonia semplice ma carica di emozione alla presenza del rettore Edoardo Alesse e di alcuni dei familiari dei ragazzi deceduti oltre 12 anni fa. La mattinata si è svolta in due momenti. Dopo la targa è stato scoperto anche un murales in un altro blocco dell’edificio.
L’INIZIATIVA
Sia la targa che il murales sono stati fortemente voluti dall’Ateneo e dall’associazione “Rambaldi Onlus”. «È una iniziativa», ha detto l’avvocato Maria Grazia Piccinini, presidente della “Rambaldi onlus”, che nel sisma ha perso la figlia Ilaria Rambaldi e il fidanzato di lei, Paolo Verzilli, «a cui abbiamo lavorato tanto affinché si concretizzasse, poi i tempi si sono allungati a causa della pandemia da Covid-19. È un modo per ricordare le vite spezzate nel fiore degli anni in quella catastrofe». Il rettore Alesse nel suo intervento ha parlato di «un momento di ricordo, dolore e riflessione per onorare giovani che all’Aquila erano venuti per costruire il loro futuro». Dopo Alesse hanno fatto un breve intervento due direttori di Dipartimento, i professori Walter D’Ambrogio e Pierluigi De Berardinis. Presenti anche il direttore generale Pietro Di Benedetto e Massimo Prosperococco responsabile dell’ufficio comunicazione. Ludovica Torelli del consiglio studentesco ha portato il saluto degli studenti. Non c’era nessun rappresentante istituzionale eccetto l’onorevole Stefania Pezzopane e il consigliere comunale Stefano Palumbo. Con i familiari di Ilaria Rambaldi c’erano i parenti di Paolo Verzilli e l’avvocato Vania Della Vigna, che in questi anni è stata ed è in prima linea nel rappresentare le parti civili nei tanti processi aperti nel post sisma. A latere della cerimonia l’onorevole Pezzopane ha dedicato un pensiero a Maria Grazia Piccinini: «In lei», ha detto la parlamentare, «mi commuove, ogni volta, riconoscere quella forza, la lucidità delle parole forti ma pacate, mentre il cuore, si sa, è lacerato da una ferita irrimarginabile. La targa in biblioteca e il bellissimo murales alla facoltà di Ingegneria sono due segni forti di presenza. Quelle ragazze e quei ragazzi, studenti all’Aquila che persero la vita il 6 aprile 2009 sono presenti a darci esempio e indicazioni».
IL MURALES
I partecipanti alla cerimonia si sono poi spostati in un’altra ala dell’edificio per inaugurare il murales realizzato dalla giovane artista Alessandra Carloni. È dedicato a Ilaria Rambaldi e agli altri giovani che non ci sono più e si intitola “Il tempo non si è fermato”. Così Stefano Del Bravo che ha curato il progetto ha spiegato il senso dell’opera d’arte e il titolo. E lo ha fatto con la “voce” di Ilaria: «Il tempo di adesso per costruire un tempo nuovo e un nuovo tempo, giorni che erano nostri e vostri, giorni di figli, fratelli, sorelle, madri e padri, giorni vuoti a perdere da non riportare, giorni da non lasciare per non lasciarsi andare. Mani strette e cuori piccoli per contenere tutto quel bisogno di urlare, un grido a tante voci che sia la speranza di un domani per cambiare. Un cammino da fare lungo le vie della luce, da tenere al riparo dal buio che c'è stato e che non dovrà mai più tornare. Sono Ilaria e sono qui, ancora qui e non vi lascio mai, il mio sogno è il sogno di tanti ragazzi e ragazze come me. Rimanga per me, a parlare di noi a voi, questo muro e questi colori, questi segni, queste tracce infinite che non ci separeranno mai. Che sia un nuovo giorno davvero, un nuovo tempo da vivere, un cielo azzurro e sereno per tutta la nuova vita che sarà e che verrà. Vi porto tutti con me nel viaggio infinito per le vie dei sogni impossibili. Arrivederci a un giorno».
PERCHÈ QUEST’OPERA
Le motivazioni che hanno portato alla ideazione, progettazione e realizzazione del murales le ha indicate in una brochure distribuita subito dopo l’inaugurazione l’avvocato Maria Grazia Piccinini, mamma di Ilaria Rambaldi: «L’idea di un murales all’interno della facoltà di Ingegneria è nata piano piano. Dapprima infatti avevo pensato a un’altra collocazione, successivamente ho pensato che il luogo migliore sarebbe stato dentro alla Facoltà di ingegneria. Per quei corridoi Ilaria è passata tante volte, in quelle aule ha vissuto tante ore, tante emozioni. In quel luogo ha fatto tanti passi verso la realizzazione del suo progetto di diventare ingegnere architetto. Tra quelle mura Ilaria progettava il suo futuro ed era giusto che proprio su quei muri rimanesse una impronta del suo passaggio. E poi ho pensato che sarebbe stato bello ricordare tutti i ragazzi che come lei stavano vivendo gli stessi suoi sogni e come lei si sono spenti nel sonno. Ho espresso il desiderio all’artista, per questo progetto curato interamente da Stefano Del Bravo, di realizzare un’immagine piena di speranza. Troppo abbiamo pianto, piangiamo e piangeremo, purtroppo. Invece su quei muri loro devono essere rappresentati liberi, leggeri, senza, angosce. Ecco, questo mi ha mosso, questo ho inteso realizzare e questo spero di essere riuscita a realizzare. Grazie a tutti coloro che hanno fatto sì che questo progetto si potesse concretizzare».
I SIMBOLI
Ieri mattina su Roio splendeva il sole. Gli spazi esterni, i corridoi, le aule avevano la vita e la frenesia di un giorno normale. Tanti sono i ragazzi, come avevano fatto quelli che non ci sono più, che cercano su questo colle a due passi dalla città la competenza e la speranza di una vita che trasformi i sogni in realtà. Ora passeranno davanti a quella targa commemorativa e al murales. Magari lo faranno in maniera distratta. Ma quando ne avranno bisogno ne trarranno la forza per non arrendersi. È la memoria la benzina che alimenta la vita e il futuro.
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