Nasce l’Agricola Gorianese Un’azienda... a tutta birra

Due imprenditori locali hanno dato vita al primo birrificio della Valle Subequana: «Rilanciare l’economia, riscoprire le coltivazioni locali e creare lavoro»
GORIANO SICOLI. Battere la crisi puntando su produzioni di qualità e filiera corta. Nasce sotto questi auspici il primo birrificio agricolo della Valle Subequana. A scommettere sul binomio sono Aldo De Sanctis e Orazio Paolucci della Società agricola montana, che hanno da poco aperto le porte del primo birrificio di Goriano Sicoli. Il progetto portato avanti da qualche anno, si è concretizzato anche grazie ad un finanziamento europeo. Fondi investiti in macchinari e attrezzature dove il malto, derivato dall’orzo di qualità Distico, coltivato nella zona, sposa l’acqua di montagna per dare vita a bionde e rosse dall’alto valore qualitativo. Ma la vera sfida è ora la possibilità di creare nuovi posti di lavoro, combattere lo spopolamento e ridare valore all’agricoltura della valle, da tempo alle prese con la grave crisi del settore e con l’abbandono dei campi.
Sulla bontà della ricetta è pronto a scommettere Orazio Paolucci, tra i proprietari della birra Agricola Gorianese.
«Continuare a coltivare in questa zona vuol dire liberarsi dal gioco al ribasso dei prezzi dei grossisti», afferma Paolucci, «per questo è necessario avere una trasformazione sul posto dei prodotti. Il nostro operare vuole essere anche un consiglio per molti giovani, spesso alle prese con le difficoltà a trovare un lavoro».
Il birrificio di Goriano, al momento, richiede la manodopera di due persone, ma se la produzione dovesse entrare a pieno regime potrebbe far aumentare il numero degli addetti e, soprattutto, spingere sul rilancio dell’agricoltura. Un settore che a sua volta potrebbe portare a nuova occupazione. A giocare a favore della birra, oltre al tipo di orzo, l’acqua del centro montano che con le sue caratteristiche si presta bene proprio alla produzione della bevanda.
«La birra agricola» sostiene Paolucci «si differenzia da quella artigianale, in quanto almeno il 70% del prodotto finito deve derivare da coltivazioni della zona».
A vigilare sugli stretti protocolli e il rispetto delle regole c’è il Consorzio italiano dei produttori dell’orzo e della birra, a cui la società di Goriano ha aderito. Il tutto per cercare di spingere sulla qualità e sul rilancio delle potenzialità della cosiddetta filiera corta delle produzioni. Una pratica che sta diventando sempre più diffusa tra gli agricoltori intenzionati ad avere un rapporto diretto con il consumatore e saltare i costosi intermediari commerciali. Anche per questo, da tempo, alcuni coltivatori della zona, si stanno dando da fare per arrivare a produzioni di nicchia, come grano solina, tartufi, pasta, miele, formaggi e persino patate. Leccornie a cui ora si aggiunge la birra agricola, che potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso una nuova economia.
Federico Cifani
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