Negozi aperti la domenica per sconfiggere la crisi

A lanciare l’idea è Franco Ruggieri dell’associazione “Sulmona che fa Centro” Allo studio un calendario per organizzare le turnazioni tra gli esercenti
SULMONA. Negozi aperti la domenica e durante le feste. I negozianti cittadini, dopo anni di tentativi e accordi mancati, provano a cambiare passo e a invertire la rotta, inaugurando l’apertura calendarizzata dei negozi durante i periodi e i giorni di festa. Momenti in cui la città si riempie di turisti, spesso disorientati di fronte a vetrine e locali chiusi a cavallo dell’ora di pranzo. Così ci pensa Franco Ruggieri dell’associazione “Sulmona fa Centro” (che raggruppa i commercianti del centro storico), a sollecitare la necessaria svolta in chiave turistica del commercio cittadino. «Il centro storico di Sulmona si deve trasformare in un’unica e grande vetrina di marketing territoriale in quei periodi dell’anno durante i quali aumenta la presenza dei turisti», fa notare il titolare di un noto bar. «Avevamo già affrontato l’argomento con l’associazione, e credo che con l’estate in corso sia necessario tornare a discuterne, soprattutto se si considera il fatto che tra non molto sarà la legge a imporci un certo numero di chiusure nei giorni festivi. Con questo strumento, invece, abbiamo la possibilità di giocare d’anticipo e di organizzarci come meglio crediamo in base ai periodi di maggior flusso turistico». È da tempo, infatti, che da più parti si chiede alle varie categorie cittadine uno sforzo in più per dare davvero l’immagine di una città accogliente e preparata ad accogliere i turisti. Un calendario unico, nel quale stabilire le aperture festive dei negozi in centro storico, sarebbe una delle strade da percorrere. «Certo, lasciare alzata la saracinesca della propria attività la domenica o nei giorni di festa potrebbe comportare problemi a quegli esercizi commerciali che offrono sul mercato solo determinate categorie di prodotti», aggiunge Ruggieri. «L’obiettivo, però, deve essere almeno quello di lasciare illuminate le vetrine dei negozi, perché il salotto della città si presenti nel miglior modo possibile». Subito dopo Pasqua, a esempio, era arrivata la condanna unanime delle associazioni di categoria alla chiusura dei negozi durante i giorni di Pasqua e Pasquetta, quando si è registrato il pienone di turisti. Il boom di presenze durante le festività pasquali ha portato in città un volume di affari stimato in 4 milioni di euro, appannaggio soprattutto di alberghi, b&b, ristoranti e bar. La maggioranza dei commercianti, infatti, ha preferito chiudere le proprie attività, lasciando in molti casi anche le vetrine al buio lungo il corso.
Una tendenza destinata a decretare la fine del commercio in centro storico, con quelle poche lodevoli eccezioni che da sole non bastano a invertire abitudini vecchie di 30 anni e non più rispondenti alle esigenze di cittadini e turisti, sempre più alla ricerca di flessibilità e carico emozionale negli acquisti mordi e fuggi.
Federica Pantano
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