Negozi falcidiati dalla crisi Tante chiusure e locali sfitti

Lungo corso Ovidio sono 39 le piccole attività costrette a dare forfait Leonarduzzi (Confesercenti): un danno provocato dalla grande distribuzione
SULMONA. La crisi del commercio cittadino si conta sui 39 negozi chiusi o sfitti che si trovano lungo corso Ovidio, con addirittura 28 di questi concentrati sulla parte sud, cioè tra piazza del Carmine e Porta Napoli. A soccombere sotto il peso incolmabile della concorrenza dei supermercati e della grande distribuzione sono soprattutto i piccoli negozi quartiere. Quelli che da sempre costituiscono il tessuto socio-economico di una piccola città come Sulmona. Parte da qui la richiesta congiunta di Confesercenti e Fiesa inoltrata all’amministrazione comunale sulla necessità di prevedere misure a sostegno del commercio in centro storico e in generale per le piccole attività.
«Il volto di Sulmona e degli altri centri della Valle Peligna, risulta trasformato profondamente, perché è stata modificata di fatto la composizione delle attività e le vetrine dei negozi hanno lasciato il posto a pub, bar, ristoranti, rosticcerie e attività turistiche», fa notare Pietro Leonarduzzi, vicepresidente della Confesercenti provinciale. «La grande recessione scoppiata alla fine di agosto di dieci anni fa ha trasformato il volto di città e borghi, modificandone la composizione produttiva. Se da una parte il dinamismo del settore turistico e dei pubblici esercizi è di fatto veloce, il commercio continua a soffrire, oppresso dalla mancata ripresa della spesa delle famiglie, ma anche dal dilagare della grande distribuzione, dovuto alla liberalizzazione».
A incidere è anche l’evoluzione tecnologica, come dimostra l’aumento di negozi web e di imprese che si occupano di distribuzione commerciale tramite macchine automatizzate. «Un cambiamento dovuto ai diversi stili di vita, al lavoro sempre più precario, ai pasti al di fuori delle mura domestiche, all’avvento dell’online, ma anche al fatto che la piccola impresa ha pagato le politiche di liberalizzazione e l’assenza di sostegno», aggiunge Leonarduzzi.
«Perdere le attività di vicinato è un danno per tutti: per l’intera comunità i negozi sono fondamentali per la qualità della vita e per il valore turistico e la fruibilità del territorio», sottolinea Angelo Pellegrino, direttore della Fiesa regionale. Da qui l’appello alla giunta Casini. «Le amministrazioni comunali hanno l’obbligo di intervenire sulla riqualificazione del commercio», concludono Leonarduzzi e Pellegrino, «è il tempo del confronto per rivitalizzare le piccole e medie imprese del commercio, sia fisse che ambulanti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

