Nei carrelli della spesa solo cibi low cost e sempre meno carne

Dati Confesercenti e Cescot a Sulmona: effetto della crisi Ruccolo: così si rischia di perdere le produzioni tipiche
SULMONA. Più della metà dei sulmonesi riduce la quantità e la qualità dei cibi acquistati. Il dato arriva dalla Fiesa Confesercenti e dal Cescot di Sulmona.
A essere penalizzata maggiormente è la carne, che scende del 3,2 per cento nel carrello dei consumatori in crisi, sempre più alla ricerca di offerte e promozioni per abbattere i costi.
Basta fare un giro nei principali discount della città per rendersene conto. Il giovedì il Lidl di viale Sallustio viene letteralmente preso d’assalto dalle persone alla ricerca delle offerte della settimana, che spaziano dagli alimentari, ai casalinghi, all’abbigliamento. «Nei giorni delle offerte registriamo maggiori vendite» spiegano dal grande magazzino «ma la crisi si sente anche qui».
Stessa scena si ripete anche al Penny di viale della Repubblica, dove basta apporre le locandine con le offerte per creare la coda all’ingresso. «I clienti vanno alla ricerca del prodotto in offerta» spiega una delle cassiere «e stanno attenti a non comprare cose inutili». Sicuramente meno ressa si registra nei supermercati non a basso costo, anche se la litania della crisi sembra non escludere nessuno, nemmeno i discount. Continuano, dunque, ad aumentare le famiglie che hanno ridotto la qualità o la quantità del cibo acquistato fino a raggiungere il 65% nel 2013 dal 62,3% del 2012, con la spesa alimentare passata da 468 euro a 461.
«Quello del cibo low cost è l’unico settore a registrare un aumento delle vendite per effetto della crisi» interviene Vinceslao Ruccolo, presidente Fiesa «perché mentre per gli altri beni si può anche rinviare un acquisto, per l’alimentare si è obbligati a comprare quasi tutti i giorni; pertanto, non potendo tagliare la spesa, si ricorre al low cost per risparmiare».
Secondo le associazioni di categoria il danno sarebbe doppio: da un lato la minore attenzione alla qualità di cosa mangiamo e dall’altro la scomparsa delle produzioni tipiche dalle tavole.
«Il danno è duplice» continua Ruccolo «da un lato si educa a un consumo attento solo al prezzo a scapito della qualità e dall’altro si rischia di perdere le produzioni tipiche». Senza criminalizzare nessuno, il consiglio è quello di verificare la qualità e la provenienza dei cibi. «Si consiglia di verificare sempre gli ingredienti, le date di confezionamento e di scadenza, i luoghi di produzione e magari consumare meno ma mangiare meglio» conclude Ruccolo «ne va della salute di tutti».
Federica Pantano
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