Nel Fucino mancano i braccianti Confagricoltura lancia l’allarme

26 Maggio 2022

La forza lavoro dai campi si sposta nei cantieri edili e le 700 aziende del territorio sono in difficoltà Fabrizi: «Più che dimezzate le pratiche per l’assunzione degli extracomunitari, in futuro sarà peggio»

AVEZZANO. I braccianti del Fucino scelgono i cantieri edili e la stagione agricola rischia la paralisi. Sono 888 le aziende agricole della provincia dell'Aquila che ogni anno assumono personale per coltivare i campi, di queste ben 700 si trovano nel Fucino. Generalmente in questo periodo partono i contratti per i circa 8mila braccianti che vengono poi impegnati fino in autunno nelle colture del territorio. I numeri registrati fino a ora dalle associazioni di categoria che provvedono a regolarizzare le assunzioni degli extracomunitari non sono rassicuranti. Lo scorso anno i braccianti solitamente impegnati nelle colture di insalate, finocchi, patate e carote nel Fucino hanno avuto difficoltà a tornare in Italia a causa delle norme anti-covid e molte aziende hanno organizzato voli charter per non rimanere senza dipendenti. Quest'anno, invece, i problemi sono nati perché, alla luce dei numerosi cantieri edili aperti grazie agli incentivi statali dell'ecosismabonus e del Sisma bonus 100%, le ditte hanno dovuto assumere nuovo personale e sui ponteggi sono arrivati anche gli ex braccianti agricoli. «Stiamo registrando proprio in questi giorni una grave carenza di personale per le aziende agricole del Fucino», ha commentato il direttore di Confagricoltura L'Aquila, Stefano Fabrizi, «quelli che solitamente erano impegnati nel Fucino stanno andando a lavorare nell'edilizia e la situazione tra qualche mese sarà allarmante. Tanto per fare un esempio normalmente in questo periodo facevamo circa 50 pratiche di assunzione al giorno per gli extracomunitari impegnati nelle aziende agricole del Fucino, oggi ne facciamo 20». Per fare una stima dell'emorragia occupazionale che lo spostamento dei lavoratori dai campi ai cantieri sta provocando è ancora troppo presto, ma i numeri sono allarmanti. Se la situazione dovesse restare invariata nelle prossime settimane, le aziende dovranno trovare soluzioni alternative. «Abbiamo un problema serio e reale per questa concorrenza che si accentuerà ulteriormente nelle prossime settimane quando si entrerà nel vivo della stagione», ha continuato Fabrizi, «adesso si sta iniziando la raccolta e quindi il disagio si inizia a evidenziare, ma man mano che si andrà avanti sarà peggio. Nei giorni scorsi, tra l'altro è stato anche firmato a palazzo della Valle, sede di Confagricoltura nazionale, l’accordo di rinnovo del contratto collettivo nazionale per gli operai agricoli e florovivaisti per il quadriennio 2022-2025. E stiamo cercando di tirare fuori un contratto tipo che possono iniziare a utilizzare le aziende per il cottimo. Speriamo che la situazione migliori».