Oltre 1.500 firme per salvare il punto nascite

12 Ottobre 2014

La petizione è partita appena due giorni fa in pieno centro e verrà consegnata all’assessore regionale Paolucci

SULMONA. Raccolte oltre 1.500 firme a tutela del punto nascite sulmonese in appena due giorni. La petizione è stata avviata da sindacati e associazioni nel banchetto in piazza del Carmine. Il numero di sottoscrizioni raggiunto in poco tempo testimonia l’interesse delle persone nei confronti del mantenimento del reparto, su cui pende la riforma dei reparti di ginecologia avviata da tempo. Secondo le ultime disposizioni sui parti sicuri sono destinati a chiusura certa i punti nascita che non riescono a raggiungere la soglia minima dei 500 parti all’anno. Numero lontano dagli standard dell’Annunziata, che risulta condannato assieme a quelli degli ospedali di Atri, Ortona e Penne. Per scongiurare la chiusura Cgil, Cisl, Uil, Fials, Nursind, Fsi, Tribunale del malato e associazione al femminile La Diosa hanno avviato una petizione che sarà presentata lunedì 27 ottobre in occasione dell’incontro pubblico a palazzo San Francesco con l’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci. Quest’ultimo a luglio era venuto in città non negando il rischio concreto della prossima chiusura del reparto a causa dei numeri troppo bassi dei nuovi nati. Nell’assemblea in Comune si proverà, invece, a difendere un territorio piuttosto esteso e con collegamenti che si fanno complicati soprattutto in inverno. L'ospedale dell'Annunziata, infatti, serve 30 Comuni e 60mila abitanti. Perciò sarà discusso anche il documento congiunto redatto nei giorni scorsi a palazzo San Francesco nell’incontro convocato dal sindaco Peppino Ranalli, con l’approvazione dei suoi colleghi della zona, dei sindacati, del Tribunale per i diritti del malato e delle varie associazioni cittadine. La piattaforma di richieste per salvare il punto nascite sulmonese prevede la deroga alla soglia minima dei 500 parti annui, il trasferimento del reparto dal terzo piano dell’ala vecchia, la presa di coscienza del territorio di riferimento, nuovo primario e personale, l’attivazione della città delle mamme e della casa del parto indolore. Punti su cui amministratori, sindacati e cittadini non sono disposti a cedere nell’intento di mantenere il reparto in città e la possibilità di poter ancora scrivere "nato a Sulmona" sui documenti dei nuovi nati. Il reparto ha infatti totalizzato appena cento parti in sei mesi, nonostante un aumento negli ultimi tempi: troppo pochi per il limite minimo fissato in 500 dal Governo nel 2011. Nell’ultimo anno sono stati poco più di 300 i nuovi nati all’ospedale di Sulmona, 130 in meno rispetto alla media degli ultimi anni, che aveva fatto registrare una crescita costante dal 2008 con 320 parti, 330 l'anno dopo e 420 nel 2010. Si nasce, quindi, sempre meno in Centro Abruzzo e in caso di soppressione del reparto le neo mamme saranno costrette ad andare a Pescara, L'Aquila o Chieti, non solo per il parto ma anche per le visite specialistiche. Anche se già molte di loro devono aver fatto tale scelta, visto il calo delle nascite, andando a pesare su bilanci e mobilità passiva. Già a dicembre il nuovo piano dovrà essere pronto e in nei prossimi mesi potrebbe essere scritta la parola fine.

Federica Pantano

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