Paganica resta senza la fiera di Ognissanti

1 Novembre 2020

Tradizione cancellata causa Covid-19. La storia dei “porchettari” tra Carboneria e Regno Borbonico

PAGANICA. A Paganica quest’anno, causa Covid, niente fiera di Ognissanti le cui origini risalgono almeno al 1678. Anche da quando la fiera di Paganica ha perso la sua connotazione originaria di “Borsa” del bestiame, una cosa non è mani mancata: la porchetta. Raffaele Alloggia, cultore della storia locale, lo ricorda in una nota: «Una delle poche tradizioni che ancora oggi resiste al tempo, è la presenza della porchetta in tutte le fiere e feste che si riguardino. Fino ai primi anni Settanta del Novecento, a Paganica sono stati molti coloro che di questo mestiere ne hanno fatto una professione specializzata nota in tutto l’Abruzzo. La storia ci racconta che nel periodo risorgimentale i cittadini paganichesi, sempre attenti, recepirono i fermenti legati al rinnovarsi delle idee e nel 1821 organizzarono la prima “Società Segreta Carbonara” che nel 1848 divenne una corposa realtà. Animatore dei Carbonari locali fu l’avvocato Giovanni Antonelli. Uno dei più accesi affiliati alla società segreta paganichese fu Achille Pieri, il quale fu scelto come portatore di ordini e bandi. Di mestiere faceva il “porchettaro” e pur essendo sospettato eludeva la vigilanza Borbonica nascondendo le missive nel buco lasciato dal palo per cuocere la porchetta al forno dopo averle avvolte nelle foglie di cavolo affinché non si sporcassero di grasso. Così pervenivano i dispacci all’Aquila, Antrodoco, Amatrice, Popoli, San Demetrio, Villa Sant’Angelo, Avezzano, insomma in tutti centri importanti in cui c’erano feste e fiere. Pieri in quegli anni si trovò a vendere la porchetta anche alla Fiera di Sulmona e impegnato a servire la tanta gente, dimenticò di spingere più a fondo la missiva che si trovava nella “pancia” della porchetta e proprio mentre serviva una guardia borbonica contemporaneamente alla carne tagliò parte della missiva assieme alle foglie di cavolo. Scoperto, fu arrestato e rinchiuso prima nelle carceri di Sulmona, poi processato come cospiratore contro il Regno Borbonico e fu condannato a dieci anni di carcere. Come “messaggero” ebbe la ventura di conoscere personalmente Giuseppe Mazzini, fondatore della “Giovane Italia”. Tornato a casa malconcio, gli fu assegnata una piccola pensione e la gestione delle nuove carceri mandamentali di Paganica. La famiglia Pieri col soprannome noto al paese come Mastrachille, ha onorato a lungo il mestiere di porchettaro».
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