«Palco abusivo a San Bernardino» Corti e Aloisio vanno in Procura

L’AQUILA. Neanche il tempo di mettere a tacere le polemiche relative al palco della Perdonanza – quest’anno richiudibile, così da permettere la fruizione dell’area antistante la basilica di...
L’AQUILA. Neanche il tempo di mettere a tacere le polemiche relative al palco della Perdonanza – quest’anno richiudibile, così da permettere la fruizione dell’area antistante la basilica di Collemaggio – ed è subito bufera sull’altro palco, quello dei Cantieri dell’immaginario, montato ai piedi della scalinata di San Bernardino. Al punto che la location della stessa rassegna estiva è pronta a finire sul tavolo della Procura.
Ad annunciarlo, ieri, in conferenza stampa, la presidente dell’Associazione cittadini per il centro storico, Claudia Aloisio, affiancata per l’occasione dall’avvocato Fausto Corti. Il contenuto dell’esposto riprende tutti i nodi già evidenziati negli scorsi giorni dal Partito democratico, mettendoli a sistema.
«La scalinata di San Bernardino è sottoposta a vincolo monumentale» si legge nell’esposto. Eppure, «il Comune ha affidato due appalti per la progettazione e il montaggio del palco di San Bernardino a imprese che non erano in possesso delle dovute qualificazioni SOA. Nel 2021 e nel 2023», inoltre, «il palco è stato montato senza la preventiva autorizzazione della Soprintendenza», condotta, questa, che «concretizza il reato che punisce l’esecuzione di opere aventi a oggetto un bene culturale in mancanza dell’autorizzazione alla loro esecuzione. Solo nel 2024 il Comune dell’Aquila ha richiesto alla Soprintendenza il nulla osta alla collocazione del palco, che è stato concesso» a patto di alcune precrizioni, tra cui quella che impone la trasmissione «dei nominativi di impresa appaltatrice e direttore dei lavori con almeno 15 giorni di anticipo dalla data di inizio delle lavorazioni». Anche in quest’ultimo caso, «il Comune sembrerebbe non aver rispettato le prescrizioni imposte dalla Soprintendenza a ha quindi eseguito opere su un bene monumentale in violazione dell’autorizzazione». Condotte, queste, che «sembrano avere un’obiettiva rilevanza sotto il profilo contabile, poiché, ove risultassero confermate, significherebbe che il Comune ha pagato per l’esecuzione di un’opera abusiva , per la quale la ditta esecutrice non aveva diritto di percepire il corrispettivo. Per tale motivo, si chiede agli enti preposti, ciascuno per le proprie competenze, di svolgere le verifiche del caso, e qualora venissero riscontrati degli illeciti nelle vicende sopra riportate, di procedere alla loro repressione».
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