Panei: «Ho risanato l’azienda dei rifiuti con piani rigorosi»

La presidente lascia dopo due mandati e traccia un bilancio «Per l’Università siamo diventati un modello da imitare»
AVEZZANO. «Lascio un’azienda sana con una squadra di operai, amministrativi e dirigenti coesa e motivata e tanti obiettivi da raggiungere». È positivo il bilancio di Lorenza Panei, la donna del Pd che per sei anni è rimasta alla guida dell’Aciam, società consortile che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Dopo due mandati ha lasciato la poltrona di presidente ad Anna Maria Taccone.
Aciam è una partecipata che negli ultimi anni si è distinta nel settore ambientale. Cosa ha trovato e cosa ha lasciato al neo presidente?
«Ho trovato una partecipata in crisi, con un bassissimo fatturato rispetto a un consistente debito e importanti cifre di crediti verso clienti non riscosse. Nel 2013, anno della mia nomina, data la progressiva riduzione della produzione di rifiuti indifferenziati avevamo la linea di trattamento ai minimi storici, tanto da non coprire neanche le spesse fisse di gestione. Dopo anni di lavoro lascio un’azienda con un fatturato incrementato di anno in anno, utili significativi ridistribuiti ai Comuni soci, un modello virtuoso di gestione tecnica e politica riconosciuto dal territorio e non solo».
Quanto è stato difficile e in che modo è riuscita a scongiurare licenziamenti e cassa integrazione per i dipendenti?
« Abbiamo applicato una politica austera per i primi 18 mesi rivedendo alcune voci di spesa, come la riduzione dei salari del consiglio di amministrazione, inclusi i benefit aziendali del presidente. Abbiamo rinegoziato i contratti di servizi, razionalizzato quelli di consulenza».
Aciam si è occupata dello smaltimento delle macerie nell’Aquilano dopo il terremoto e dei rifiuti della capitale. Perché?
«La decisione di rispondere all’appello della capitale è stata presa, all’unanimità, dai 48 Comuni soci riconoscendo l’opportunità in essa di garantire le risorse impiegate e le spese fisse dell’impianto. Per quanto riguarda le macerie, l’attenzione di Aciam è stata massima, tanto da ottenere subito la certificazione necessaria per le operazioni di triturazione delle macerie evitandone lo smaltimento e massimizzandone il riciclo».
La politica ha influito in qualche modo sull’attività portata avanti?
«Posso dire, alla luce della mia seconda riconferma del 2016 fatta all’unanimità, che la politica, tutta, ha riconosciuto quanto fatto, nonostante non sia stata così presente nell’attività portata avanti, se non con qualche eccezione».
Ci sono dei progetti che ha promosso come presidente di cui va particolarmente fiera?
«La riconversione dell’impianto, il cui iter non era affatto scontato, e i rapporti con l’Università dell’Aquila che ci ha studiato come modello virtuoso di gestione, portandoci all’attenzione di oltre 100 studenti dei corsi di Economia e Gestione delle imprese. E poi il bando pubblico per eventuali assunzioni. La graduatoria, a scorrimento, ha visto 323 persone ottenere punteggio per i tre profili richiesti e nell’arco degli anni questi sono stati contattati per prestare servizio».
Si aspettava una terza chance?
«No, poiché sostengo che per certi ruoli non si dovrebbe andare oltre i due mandati, a meno che non ci siano motivazioni eccezionali e condivise dall’assemblea dei soci che questa volta non ci sono state per la presidente».
Che azienda lascia nelle mani del nuovo presidente e quali sono le scadenze che la Taccone si troverà ad affrontare?
«Lascio un’azienda che ha raggiunto gli obiettivi fissati a inizio mandato, ma, che seppur in buona salute, presenta delle criticità, come lo storico problema dei crediti verso i Comuni. La neo presidente si troverà due scadenze importanti: il contratto con Ama e la collocazione di Aciam nell’ambito dell’Agir in relazione alla gestione integrata di raccolta e trattamento rifiuti urbani in Abruzzo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

