Parete rocciosa frana in strada: guerra tra Enti su chi paga i lavori

29 Giugno 2021

Anas, Comune e Usi civici di Paganica-San Gregorio: rimpallo di competenze sulla proprietà dell’area A sette mesi dall’accertamento dei pericoli il sindaco incarica un geologo: il conto però va agli altri

L’AQUILA. Con una determina il Comune dell’Aquila ha affidato al geologo Silvio Tatoni la «redazione di una relazione geologica di dettaglio inerente allo stato di stabilità dei costoni rocciosi in località Madonna d’Appari» sulla strada statale 17 bis fra Paganica e Camarda, nel punto noto anche come “la palestra di roccia”. Il 4 giugno il sindaco Pierluigi Biondi, con ordinanza ha «disposto l’interdizione all’uso della falesia e delle attrezzature di arrampicata sportiva in località Madonna d’Appari». Fin qui nulla di particolare.
Ma dalla lettura della determina si scopre che il pericolo caduta massi in quell’area era stato «certificato» sin dal 25 ottobre 2020 dopo un sopralluogo dell’Anas (che gestisce la Statale 17 bis) che aveva inviato, il 2 novembre 2020, una segnalazione all’ufficio Protezione civile della Regione. Ma perché ci sono voluti sette mesi per intervenire? Dalla determina si evince che prima di fare qualcosa a tutela «della incolumità delle persone» c’è stato un lungo rimpallo di competenze e conseguenti responsabilità. In sostanza è nata l’esigenza di stabilire chi sia il proprietario di quella parete rocciosa: se l’Anas, il Comune dell’Aquila o l’Asbuc (amministrazione separata per l’uso civico) di Paganica e San Gregorio. Ha iniziato il batti e ribatti l’Anas specificando «che le aree da cui si è generato il distacco non risultano essere di nostra competenza» e invitando «il Comune dell’Aquila, servizio Genio civile e Protezione civile regionale a effettuare le necessarie verifiche al fine di avviare le azioni conseguenti agli accadimenti descritti», cioè la messa in sicurezza. Il 16 novembre 2020 il servizio Prevenzione dei rischi della Protezione civile «pur riscontrando che tale tipologia di accadimento non rientra tra le proprie attribuzioni» si attiva «riscontrando il distacco» e fornendo i dettagli. Viene chiamato in causa anche il Genio civile il quale ribatte «che quanto richiesto dall’Anas non rientra nelle competenze a noi attribuite» e aggiunge che «il Codice della strada afferma, sommariamente, che i proprietari devono mantenere le ripe dei fondi laterali alle strade in stato tale da impedire franamenti e cedimenti del corpo stradale e predisporre opere in modo da prevenire la caduta di massi». Si tratta dell’Anas? Forse. A questo punto si intensifica la caccia al proprietario dell’area.
Viene fuori che «dalla consultazione delle verificazioni demaniali Lorito e Accili la stessa risulta di natura demaniale civica. Di conseguenza, cura e gestione di detto fondo sono da imputare alla Asbuc Paganica-San Gregorio». Ma il 18 febbraio sia Anas che Asbuc declinano «ogni competenza e addebito di responsabilità in merito al dissesto». Si ricomincia da capo. Il 3 giugno 2021 il Comune chiede un «supporto geologico di approfondimento al servizio prevenzione dei rischi di Protezione civile della Regione Abruzzo» il quale, a stretto giro, risponde che «non potrà garantire un ulteriore sopralluogo». Il sindaco, vista la situazione a dir poco ingarbugliata, il 4 giugno con ordinanza transenna l’area e dà l’incarico al geologo Silvio Tatoni, ma annuncia che «lo studio in oggetto verrà eseguito su aree di proprietà della Asbuc di Paganica-San Gregorio, che si trovano lungo la strada statale 17 gestita da Anas. L’amministrazione comunale si riserva di intraprendere azioni di rivalsa nei confronti dei soggetti sopra citati». Insomma, il lavoro lo fa il Comune, ma poi a pagare dovrebbero essere Anas o Asbuc, o entrambe. Facile pronosticare un contenzioso giudiziario che potrebbe durare decenni. Quella parete di roccia, per adesso, è figlia di nessuno.
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