Parla la madre licenziata dalla Asl: «Umiliata, ho lottato per mia figlia»

8 Maggio 2021

Contratto non rinnovato perché incinta: «Al lavoro fino al mese prima del parto, ma non era bastato» E arriva una nuova lettera di contestazione al direttore generale Testa firmata dalla Regione Abruzzo 

AVEZZANO. «Dedico la mia battaglia alla piccola Desiré e spero che d’ora in poi ci sia libertà di scegliere d’essere madri e lavoratrici». A parlare, per la prima volta, chiedendo che non venga pubblicato il proprio nome, è l’assistente sociale rimasta incinta a cui la Asl non aveva rinnovato il contratto. Una vicenda che ha scatenato durissime reazioni politiche. E dopo la sentenza del giudice del tribunale di Avezzano, che ha condannato l’azienda sanitaria di Avezzano Sulmona L’Aquila per discriminazione, arrivano nuovi guai per il manager Roberto Testa, con una ulteriore lettera del dipartimento di Sanità della Regione Abruzzo. Una nota dai toni duri nella quale viene messo in discussione, e non è la prima volta, l’operato del direttore generale. Il provvedimento, emesso dal giudice del lavoro del tribunale di Avezzano, Antonio Stanislao Fiduccia, e che ha condannato l’azienda sanitaria a riassumere con proroga del contratto la dipendente, ha suscitato una scia di contestazioni. Sulla questione è intervenuto l’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, che critica la gestione del manager e della direzione del personale. Il caso riguarda un’assistente sociale marsicana che, dopo essere rimasta incinta, si era vista escludere dalle proroghe del contratto, concesse invece ad altri colleghi. Mentre per altri assistenti sociali era stata disposta la proroga, per quella di Civitella Roveto no, come risulta da una lettera di risposta del direttore del personale, Errico D’Amico. Era partita una diffida ai vertici aziendali per chiedere la proroga anche per l’assistente sociale di Civitella. Era però arrivato un perentorio diniego in una lettera firmata dal direttore generale Testa e da D’Amico. I legali hanno quindi presentato un ricorso, evidenziando «il carattere discriminatorio» e il giudice ha dato loro ragione condannando la Asl a riassumere la dipendente e a risarcirla. «Sono molto felice che la vicenda si sia conclusa con il riconoscimento del mio diritto alla proroga del contratto, essendo una lavoratrice precaria», spiega l’assistente sociale, «sono andata a lavorare fino all’ultimo mese prima del parto, proprio per evitare ripercussioni, ma neanche questo è servito. Mi sono sentita umiliata. Con la nostra iniziativa è emersa una prassi che discrimina le donne che si trovano in gravidanza e ciò è molto grave per un Paese in cui il tasso di natalità è tra i più bassi al mondo. Spero che la mia battaglia», chiarisce, «aiuti a rendere tutti più sensibili riguardo al tema dell’accesso al lavoro delle donne, affinché queste possano conciliare con libertà e dignità la loro scelta di essere madri e lavoratrici. Ora, di certo, avendo ottenuto giustizia, guardo con più ottimismo al mio futuro di donna lavoratrice e di madre, e anche quello della bambina che nel frattempo è nata. Dedico la mia battaglia per il diritto delle donne a lei e alla sorellina. Ringrazio infine l’avvocato Salvatore Braghini che mi è stato molto vicino sin da subito, prendendo a cuore la mia causa e agendo tempestivamente per risolvere il problema». Sabrina Bocchino, consigliere regionale e portavoce di Lega Abruzzo, commenta: «È fastidioso pensare che i diritti di una donna possano essere cancellati perché si appresta a dare nuova vita. Chi ha commesso questo errore deve sapere che la Lega farà di tutto per evitare che episodi simili si ripetano».
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