Civitella Alfedena

Per le sorelline scomparse un lieto fine. Primi indagati tra i familiari

22 Giugno 2026

Trovate in casa di uno zio di Formia, stanno bene. Il blitz dei reparti speciali dei carabinieri

CIVITELLA ALFEDENA. Un familiare ha parlato. Messo sotto pressione dai carabinieri, spaventato da possibili ripercussioni. Così, in un’afosa serata tra le case popolari di Rio Fresco-Scacciagalline a Formia, in provincia di Latina, ha consentito il blitz dei reparti speciali dei carabinieri e ha messo fine a quindici giorni di angosciosa tensione. Sarah e Alisya, le sorelline di 12 e 16 anni, fuggite nella notte tra sabato 6 e domenica 7 giugno, da Civitella Alfedena, stanno bene. Solo un po’ spaventate. Erano nascoste nella casa di proprietà di uno zio, parente stretto della madre, che abita a poche decine di metri dall’abitazione della donna. Un rifugio messo a disposizione – sospettano gli inquirenti – fin dalle ore immediatamente successive alla loro fuga dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. L’abitazione, perquisita, appartiene allo zio materno Carlo D’Acunto. Ci viveva la moglie, zia Francesca. Già nelle prossime ore potrebbero esserci degli indagati, come filtra da ambienti della Procura, con reati che vanno dalla sottrazione di minore al procurato allarme. Perché qualcuno sapeva, da subito, e ha protetto le due, mentre l’Italia intera si interrogava sulle loro sorti. Perché questa storia a lieto fine presenta ancora misteri.

Dalle prime ore di ieri i carabinieri e il procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo, avevano imboccato una pista ben precisa. Quella che ha portato i militari dell’Aquila e di Latina – una trentina in tutto, compresi i reparti speciali – a fare irruzione nella casa Ater di D’Acunto. La zia delle due sorelle ha farfugliato qualcosa ed è stata portata in caserma, assieme ad altri componenti del nucleo familiare, compresa la mamma delle due adolescenti, Valentina D’Acunto. Stefano Di Giacinto, il papà delle due, alla notizia del ritrovamento, è corso nella caserma dei carabinieri per riabbracciare le figlie. Quanto le ha viste è stato colto da un malore. Sul posto è dovuta intervenire un’ambulanza del 118 e l’uomo è finito in ospedale per accertamenti.

Proprio nella giornata di ieri la madre aveva rilasciato dichiarazioni che lette ore appaiono come un tentativo di sviare le indagini. Questo il sospetto che nutrono gli inquirenti. La donna aveva detto di temere per la vita delle figlie poiché non si erano mai messe in contatto con lei in queste due settimane in cui l’attenzione mediatica dell’Italia si è fatta sempre più pressante. Erano a due passi da lei. Le due sorelle si trovavano nella casa di Civitella Alfedena da due anni. Da sette erano invece separate dai genitori che si contendevano la responsabilità genitoriale a colpi di udienze nelle aule dei tribunali (processo nato da un procedimento per maltrattamenti in famiglia). Proprio lo scorso 28 maggio il papà Stefano Di Giacinto aveva riottenuto l’affidamento, su disposizione del giudice di Cassino, mentre alla madre è stata revocata la responsabilità.

«Ho sempre saputo nel mio cuore che le avrei riabbracciate. Era l’unica cosa che contava per me. Ora però, con calma, si dovranno chiarire molte cose» sono state le prime parole del padre delle due adolescenti, prima di finire in ospedale. A chiarire le responsabilità sarà la Procura di Sulmona che coordina l’inchiesta per sottrazione di minori. Sabato il procuratore D’Angelo aveva compiuto un sopralluogo nel paese dell’Alto Sangro e ascoltato alcune persone ritenute utili alle indagini, tra le quali il fidanzato 18enne di Alisya e altre due suoi amici. «Non è qui che dovete cercare. Ma altrove. Sono in un luogo segreto con un parente» aveva detto il fidanzato, interrogato per sei ore e mezza. Mostrando anche dei messaggi precedentemente ricevuti dalla ragazza. Dopo aver incrociato i diversi elementi, nella serata di ieri è arrivata la svolta. Ora l’attenzione degli investigatori si sposta sulle eventuali responsabilità di chi ha nascosto le due minorenni durante il periodo della loro irreperibilità. Ma non solo.

Altre persone, sospettano sempre gli inquirenti, potrebbero aver favorito o agevolato l’allontanamento delle ragazze dalla casa famiglia in Abruzzo. Andando a prenderle in Abruzzo, accompagnandole nel Lazio. L’ipotesi dell’allontanamento volontario con l’aiuto di qualcuno che le conosceva era stata avanzata da Alessia Natali, referente per l’Abruzzo dell’associazione Penelope, che aveva parlato di una partenza in auto dopo un breve percorso a piedi delle due ragazze. Potrebbe non essere solo un’ipotesi. Visto che le due avevano lasciato i loro telefonini e preso solamente alcuni cosmetici. Segno che la fuga era stata pianificata. Se con l’inganno o meno resta da chiarire. «La cosa importante per noi era trovare le ragazze» il commento del procuratore D’Angelo, arrivato a Formia per seguire da vicino tutta l’operazione «mi sono svegliato stamane e non sapevo come andava a finire. Sulle responsabilità ne riparleremo nelle prossime ore». Le responsabilità, appunto. In questi giorni le due ragazzine non si sarebbero mosse da Formia. Gli allarmi dati qua e là in Italia si sono rivelati tutti fasulli.

Per due settimane nessuna traccia e soltanto delle supposizioni. Segno che le due non sono mai uscite dal loro rifugio. Le sorelle sono apparse visibilmente provate e infastidite dalla grande attenzione mediatica. Subito dopo il ritrovamento, il procuratore D’Angelo ha voluto parlare direttamente con loro al telefono, innanzitutto per tranquillizzarle. Mentre su disposizione del procuratore di Cassino, Carlo Fucci – che già all’inizio della settimana aveva ordinato perquisizioni mirate nel Lazio meridionale – le sorelline sono state immediatamente messe in viaggio. I militari stanno procedendo al loro trasferimento in una nuova casa-famiglia protetta che si trova nel Centro-sud Italia.

«Abbiamo pianto insieme. È finito un incubo», il commento di Alessia Natali dell’associazione Penelope Abruzzo che si occupa di persone scomparse. La stessa Natali, nei giorni precedenti, aveva più volte sollevato enormi sospetti. «Suppongo siano state aiutate in tutte le fasi del loro allontanamento: penso siano uscite dalla struttura aiutate da qualcuno che conosceva la casa famiglia, passando per punti bui, come ad esempio la finestra rotta» le dichiarazioni della Natali «avranno percorso poi una parte di sentiero che dalla struttura va verso la riserva La Camosciara, anche lì non da sole, supportate da qualcuno che conoscevano, di cui si fidavano». Gerardo Stefanelli, sindaco di Minturno, paese d’origine delle ragazzine, è stato tra i primi a esprimere gioia per il ritrovamento di Sarah e Alisya. Numerose le reazioni di sollievo anche sui social. A conferma di quanto questa vicenda abbia calamitato l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Che ora pretende che vengano spazzate via le ombre. Soprattutto dai familiari di queste due sorelle tormentate da anni.

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Quanto le ha viste è stato colto da un malore. Sul posto è dovuta intervenire un’ambulanza del 118 e l’uomo è finito in ospedale per accertamenti.

UN DEPISTAGGIO?

Proprio nella giornata di ieri la madre aveva rilasciato dichiarazioni che lette ore appaiono come un tentativo di sviare le indagini. Questo il sospetto che nutrono gli inquirenti. La donna aveva detto di temere per la vita delle figlie poiché non si erano mai messe in contatto con lei in queste due settimane in cui l’attenzione mediatica dell’Italia si è fatta sempre più pressante. Erano a due passi da lei.

LE FAMIGLIE DIVISE

Le due sorelle si trovavano nella casa di Civitella Alfedena da due anni. Da sette erano invece separate dai genitori che si contendevano la responsabilità genitoriale a colpi di udienze nelle aule dei tribunali (processo nato da un procedimento per maltrattamenti in famiglia). Proprio lo scorso 28 maggio il papà Stefano Di Giacinto aveva riottenuto l’affidamento, su disposizione del giudice di Cassino, mentre alla madre è stata revocata la responsabilità.

TANTA COMMOZIONE

«Ho sempre saputo nel mio cuore che le avrei riabbracciate. Era l’unica cosa che contava per me. Ora però, con calma, si dovranno chiarire molte cose» sono state le prime parole del padre delle due adolescenti, prima di finire in ospedale.

L’INCHIESTA

A chiarire le responsabilità sarà la Procura di Sulmona che coordina l’inchiesta per sottrazione di minori. Sabato il procuratore D’Angelo aveva compiuto un sopralluogo nel paese dell’Alto Sangro e ascoltato alcune persone ritenute utili alle indagini, tra le quali il fidanzato 18enne di Alisya e altre due suoi amici. «Non è qui che dovete cercare. Ma altrove. Sono in un luogo segreto con un parente» aveva detto il fidanzato, interrogato per sei ore e mezza. Mostrando anche dei messaggi precedentemente ricevuti dalla ragazza. Dopo aver incrociato i diversi elementi, nella serata di ieri è arrivata la svolta. Ora l’attenzione degli investigatori si sposta sulle eventuali responsabilità di chi ha nascosto le due minorenni durante il periodo della loro irreperibilità. Ma non solo. Altre persone, sospettano sempre gli inquirenti, potrebbero aver favorito o agevolato l’allontanamento delle ragazze dalla casa famiglia in Abruzzo. Andando a prenderle in Abruzzo, accompagnandole nel Lazio. L’ipotesi dell’allontanamento volontario con l’aiuto di qualcuno che le conosceva era stata avanzata da Alessia Natali, referente per l’Abruzzo dell’associazione Penelope, che aveva parlato di una partenza in auto dopo un breve percorso a piedi delle due ragazze. Potrebbe non essere solo un’ipotesi. Visto che le due avevano lasciato i loro telefonini e preso solamente alcuni cosmetici. Segno che la fuga era stata pianificata. Se con l’inganno o meno resta da chiarire. «La cosa importante per noi era trovare le ragazze» il commento del procuratore D’Angelo, arrivato a Formia per seguire da vicino tutta l’operazione «mi sono svegliato stamane e non sapevo come andava a finire. Sulle responsabilità ne riparleremo nelle prossime ore». Le responsabilità, appunto. In questi giorni le due ragazzine non si sarebbero mosse da Formia. Gli allarmi dati qua e là in Italia si sono rivelati tutti fasulli. Per due settimane nessuna traccia e soltanto delle supposizioni. Segno che le due non sono mai uscite dal loro rifugio.

IL TRASFERIMENTO

Le sorelle sono apparse visibilmente provate e infastidite dalla grande attenzione mediatica. Subito dopo il ritrovamento, il procuratore D’Angelo ha voluto parlare direttamente con loro al telefono, innanzitutto per tranquillizzarle. Mentre su disposizione del procuratore di Cassino, Carlo Fucci – che già all’inizio della settimana aveva ordinato perquisizioni mirate nel Lazio meridionale – le sorelline sono state immediatamente messe in viaggio. I militari stanno procedendo al loro trasferimento in una nuova casa-famiglia protetta che si trova nel Centro-sud Italia.

IL PIANTO

«Abbiamo pianto insieme. È finito un incubo» il commento di Alessia Natali dell’associazione Penelope Abruzzo che si occupa di persone scomparse. La stessa Natali, nei giorni precedenti, aveva più volte sollevato enormi sospetti. «Suppongo siano state aiutate in tutte le fasi del loro allontanamento: penso siano uscite dalla struttura aiutate da qualcuno che conosceva la casa famiglia, passando per punti bui, come ad esempio la finestra rotta» le dichiarazioni della Natali «avranno percorso poi una parte di sentiero che dalla struttura va verso la riserva La Camosciara, anche lì non da sole, supportate da qualcuno che conoscevano, di cui si fidavano».

LE REAZIONI

Gerardo Stefanelli, sindaco di Minturno, paese d’origine delle ragazzine, è stato tra i primi a esprimere gioia per il ritrovamento di Sarah e Alisya. Numerose le reazioni di sollievo anche sui social. A conferma di quanto questa vicenda abbia calamitato l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Che ora pretende che vengano spazzate via le ombre. Soprattutto dai familiari di queste due sorelle tormentate da anni.

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