Progetto Case di Sassa: arriva l’ultimo avviso per le famiglie sfrattate

14 Febbraio 2022

Il Comune deciso a staccare dal primo marzo le utenze condominiali Colonna invita all’accordo, ma 19 assegnatari sono irriducibili

L’AQUILA. Ultima chiamata per gli assegnatari degli alloggi del progetto Case di Sassa (nucleo industriale). Il Comune dell’Aquila il prossimo primo marzo provvederà al distacco delle utenze condominiali (luci esterne, garage e ascensori). Ma l’assessore alle Opere pubbliche, Vito Colonna, apre ancora al dialogo e invita le 19 famiglie, che non hanno ancora accettato il trasferimento nelle altre piastre situate sul territorio aquilano, «a trovare un accordo, in base alle esigenze di ciascun nucleo familiare. I miei uffici sono aperti», dice Colonna. Ma alcuni assegnatari degli alloggi, nei giorni scorsi, hanno presentato un esposto-denuncia alla Procura.
TERMINE ULTIMO
«Stiamo applicando le direttive del consiglio comunale, che ha deliberato in merito alla questione», spiega Colonna, «restano solo 19 famiglie di irriducibili, che invito a ripensarci e ad accettare gli alloggi alternativi. Sono pronto a ricevere tutti e a trovare soluzioni adeguate».
Finora sono state spostate circa 160 famiglie dalle palazzine del progetto Case di Sassa, dove è prevista la realizzazione della Scuola di formazione nazionale dei vigili del fuoco. Famiglie che hanno trovato nuovi alloggi nei nuclei abitativi di Sant’Antonio, Cese di Preturo, Coppito 3 e Pagliare di Sassa. «L’obiettivo è convincere tutti», dice l'assessore Colonna, «il 31 marzo dobbiamo cedere l'area al Demanio: non vogliamo arrivare allo scontro anche perché, in caso di mancato accordo, non sarà più il Comune a dover dialogare con questi cittadini, ma lo Stato e i vari enti competenti. Contiamo, in ogni caso, di chiudere positivamente la vicenda».
ESPOSTO- DENUNCIA
Non tutti i residenti delle palazzine del progetto Case di Sassa sono disposti a cedere. Tanto che, nei giorni scorsi, alcuni assegnatari hanno inoltrato un esposto-denuncia alla Procura, al prefetto, ai dirigenti dei settori competenti della Regione e della Provincia oltre che, per conoscenza, ai ministeri delle Infrastrutture, dell’Interno e dell’Ambiente chiedendo «un’interdizione o, quanto meno, un’interlocuzione da parte degli enti competenti a procedure e vincoli» e invitando gli organi competenti alla pubblica sicurezza «a reprimere atteggiamenti arbitrariamente punitivi e vessatori (reiterati) che si sono e che eventualmente si verificheranno». Nella denuncia viene ribadito che il Comune vuole localizzare il centro di formazione nel complesso Case che «è stato realizzato nell’emergenza in una zona attraversata da un torrente che, sia all’epoca che oggi, avrebbe imposto ai sensi dell’articolo 80 della legge regionale 18/83 una fascia di inedificabilità di 50 metri dai limiti demaniali dello stesso. Anche sotto il profilo sismico queste stesse aree, essendo alluvionali, non sarebbero idonee all’intervento strategico da realizzare. In questi 12 anni si sono verificate ben 2 alluvioni. La localizzazione, d’altra parte, comporta una sostanziale variante al Prg e alla stessa destinazione provvisoria data nell’emergenza».
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