Punto nascita di nuovo a rischio Numero dei parti sotto quota 200

Ma la Regione consegna un documento al Ministero che prevede la possibilità di mantenere il reparto E il sindaco Di Piero rilancia: «No a valutazioni ragionieristiche, struttura lasciata senza le risorse»
SULMONA. Giorni decisivi per le sorti del Punto nascita dell’ospedale di Sulmona. Proprio ieri la Regione Abruzzo ha consegnato al ministero della Sanità il documento definitivo che riorganizzerà la nuova rete ospedaliera abruzzese. L’importante documento, messo a punto dall’Agenzia sanitaria regionale, traccia un quadro completo della dislocazione e delle funzioni di 16 ospedali. Per alcuni di questi, l’assessore Nicoletta Verì ha chiesto di procedere in deroga al “Decreto Lorenzin” che, a partire dal 2015, imposta standard sanitari e tagli che, però, come nel caso della nostra regione, risultano molto penalizzanti o non realizzabili.
CHIESTO IL PRIMO LIVELLO
È il caso delle strutture sanitarie del Centro Abruzzo e quindi dell’ospedale di Sulmona per il quale è stato chiesto il primo livello, dell'ospedale di Castel di Sangro dove è stata chiesta la zona disagiata e l’ospedale di base per il presidio di Popoli. Per quanto riguarda il Punto nascita di Sulmona che, secondo i parametri del Ministero e del citato decreto Lorenzin, prevede la permanenza del servizio negli ospedali che vantano 500 parti ogni anno, non dovrebbe esistere, la Regione ha formulato delle spiegazioni che potrebbero salvare definitivamente l’importante divisione medica.
IL REPARTO MATERNITà
L’analisi dell’assessorato alla sanità, prende in considerazione tutti i Comuni di residenza delle gestanti che hanno partorito nel presidio ospedaliero peligno durante il triennio 2017-2019 (254, 237 e 205 rispettivamente i parti registrati a Sulmona), provenienti, però, da ben 73 comuni del Centro Abruzzo. Secondo la Regione, «l’eventuale chiusura del Punto nascita comporterebbe il trasferimento delle gestanti in punti nascita alternativi con la conseguenza di 175.210 km in più percorsi annualmente che causerebbero un aumento del numero di infortuni (inclusi quelli mortali) pari a 1,6 l’anno». Ma c’è un dato che potrebbe complicare tutto ed è il numero dei parti registrati nel 2022 che è sceso sotto la soglia dei 200, limite fissato dalla Regione per ottenere la deroga dal tavolo di monitoraggio del ministero della Salute. Decrescita che, secondo gli addetti ai lavori, sarebbe stata favorita dagli effetti della pandemia e dalla mancanza di investimenti della stessa Regione per potenziare il reparto sia dal punto di vista della strumentazione che da quello del personale: medici e infermieri costretti a turni massacranti per garantire la piena funzionalità del reparto. Concetto ribadito anche dal sindaco di Sulmona Gianfranco Di Piero che spinge il governo regionale a dotare la struttura ospedaliera peligna di tutte le necessità economiche e strumentali per garantire una giusta sanità anche a chi vive nelle aree interne della regione.
IL COMUNE DI SULMONA
«Nel caso del Punto nascita non possiamo fare una valutazione solo di tipo ragionieristico», afferma il primo cittadino peligno, «è necessario indagare le cause per rimuovere i fattori che non consentono al reparto di fare i numeri che il Punto nascita di Sulmona ha sempre ottenuto. Se noi abbiamo un ospedale e un Punto nascita privo delle necessarie risorse umane e strumentali è normale che poi si hanno difficoltà oggettive nel portare avanti l’attività nella struttura sanitaria. Oltre al problema delle distanze dagli altri ospedali che ben conosciamo, c’è l’assoluta necessità di fare investimenti sia sul reparto di ginecologia che sull’ospedale in generale, che presenta ancora molte situazioni critiche proprio a causa della mancanza di investimenti da parte della Regione e da parte della Azienda sanitaria».
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