Quei racconti su Don Orione riemergono 106 anni dopo

14 Gennaio 2021

Gli inediti documenti spuntano dall’archivio centrale dell’Opera orionina a Roma: «La baraonda, gli orfani a tutte le ore, il treno reale e un assalto dei lupi»

AVEZZANO. Tra i primi a correre in soccorso dei terremotati della Marsica vi fu Don Luigi Orione. La sua infaticabile opera nel salvare la vita a tanti bambini sepolti sotto la macerie ne ha fatto un personaggio leggendario. E ieri, a 106 anni dalla catastrofe, dall’archivio centrale dell’Opera Don Orione sono riemersi documenti preziosi su quel tragico evento e sulla figura di questo incredibile prete, oggi santo. Tra questi una lettera, inviata il 22 gennaio 1915, da don Roberto Risi, principale collaboratore di Don Orione a Roma, a don Sterpi, a Tortona. «Oggi col Direttore (Don Orione) siamo stati a ossequiare il vescovo di Tortona, monsignor Grassi. Non l’abbiamo trovato e ci hanno inviati dal cardinale Della Volpe. Lo abbiamo incontrato sulle scale, che usciva accompagnato da due altri vescovi. Quando sentì Don Orione, si levò il cappello dicendo: tocca a me levarmi il cappello. Monsignor Gavotti, arcivescovo di Genova, riconoscendo Don Orione esclamò: è l’uomo della carità, ricordandogli che gli aveva accolto, credo a Cuneo, un orfanello di Casale».
«Il Direttore è partito alle 7 per Avezzano, dove va a stabilirsi in una baracca per organizzare la raccolta degli orfani di tutti i luoghi terremotati. Qui in questi giorni è stata una baraonda: tutte le ore arrivavano orfani. Una sera, alle 10.30, ne giunsero ben 24. Stesi quattro materassi e poi 12 di qua e 12 di là, col tappeto dell’altare sopra feci loro passare la notte, alla bene meglio. A San Giovanni sono 64; altri 17 alla Colonia; 81 in tutto. Però il Direttore ne vuole accettare altri 15». «L’altro ieri salì con l’auto a 1.300 metri per raccogliere orfani negli Abruzzi. Vide parecchi lupi. L’auto per il gelo slittò, e non potevano più proseguire, con 6 orfani quasi morti e gelati. Per fortuna sopraggiunsero altre due auto e così poté ritornare ad Avezzano, di dove con 40 orfani ritornò a Roma col treno reale in poche ore».
È una lettera molto interessante, perché vi vengono descritti quegli eventi che formarono l’epopea eroica dei soccorsi portati nella Marsica da Don Orione. Vi troviamo la baracca-direzione del sacerdote, l’accoglienza degli orfani ad Ognissanti e alla Colonia Santa Maria a Roma, l’episodio dei lupi attorno all’auto di Don Orione con gli orfani bloccata nella neve. Vi si dice che 40 orfani furono trasportati a Roma con il treno reale; probabilmente non fu concessa l’auto che Don Orione voleva requisire al seguito del Re, ma ottenne di portarli a Roma in poche ore col treno riservato al Re.
Da un altro documento, si apprende che un camion fu veramente destinato a uso del sacerdote dal ministero dell’Interno, come risulta dal telegramma datato 23 gennaio 1915: «Assicuro aver messo a disposizione di Don Orione un camion per raccogliere orfani Patronato Regina Elena». Un’altra testimonianza interessante spuntata fuori dall’archivio è quella data da Ernesto Campese, segretario di prefettura del ministero dell’Interno, che andò a incontrare Don Orione nella baracca-direzione ad Avezzano. «Chiedo: dov’è Don Orione? Mi indicano un vasto tendone. Mi avvicino. Vagiti di bimbi. Entro. Don Orione è lì, seduto su di uno sgabello; ciascun braccio sostiene un bimbetto; li ballonzola sulle ginocchia, li acquieta con la ninna-nanna e chiede i biberon; chiede, insiste: datemi i biberon!». Ernesto Campese racconta anche quest’altro episodio: «Ero stato inviato con treni di roba ad Avezzano, e fui colpito da questo prete che correva qua e là. Per tenergli dietro, inciampai in una trave; non seppi trattenere una bestemmia. Don Orione si fermò a guardarmi, come da ragazzo mi guardava mia madre, quando ne combinavo qualcuna. Poi mi chiese: A che punto siamo in fatto di religione? Gli risposi: Tabula rasa. E lui: Ci vuole arrivare a vedere Dio? Ed io: Eh, se mi si mostra. E Don Orione: Vedi ogni giorno di fare un pochino di bene».