Ragazzi disabili esclusi dalla gara: lite nella sede dell’associazione

L’Autismo Abruzzo Onlus: «Solo otto hanno partecipato, ci sentiamo discriminati. Così non va bene» Tazzi (Centri sportivi aziendali): «C’è un regolamento da rispettare, la sicurezza prima di tutto»
L’AQUILA. Momenti di tensione nella sede di Autismo Abruzzo onlus. Il presidente dell’associazione, Dario Verzulli, ha convocato una conferenza stampa per spiegare l’esclusione di alcuni ragazzi da una competizione equestre. Nello scorso fine settimana era in programma il 1° trofeo “Città dell’Aquila 99 castelli”, un evento sportivo di equitazione inserito nel programma degli eventi del progetto “L’Aquila città europea dello sport”. Al suo interno era stata inserita una categoria Open per i diversamente abili, fisici o intellettivi relazionali. La contestazione della onlus deriva dal fatto che su trenta ragazzi che praticano attività di riabilitazione equestre, “La Casa di Michele” (struttura Asl) ne avrebbe chiamati telefonicamente soltanto otto. Ma durante la conferenza, hanno fatto irruzione il presidente di Csain Abruzzo (Centri sportivi aziendali e industriali), Noemi Tazzi, e il presidente del circolo ippico Aterno 2, Francesco Splendiani. Ne è nata una vivace discussione. Le ragioni del Csain, tra gli organizzatori dell’evento, riguardano il fatto che per la partecipazione alla competizione bisognava avere dei requisiti minimi della categoria in base al regolamento Fisdir (Federazione italiana sport paralampici degli intellettivo relazionali).
AUTISMO ONLUS
Il tasto toccato da Verzulli è stato invece quello della «discriminazione». «Non stiamo qui a discutere del regolamento», ha commentato il presidente di Autismo Abruzzo onlus. «Chi ha partecipato è stato invitato per telefono dalla Casa di Michele. Noi non abbiamo bersagli o nemici: noi vogliamo che L’Aquila, che nel settore dell’autismo è un’eccellenza di riferimento, migliori ulteriormente. Ma se l’Asl fa discriminazione nei nostri confronti, c’è qualcosa che non va. L’inclusione si può fare in tanti modi: con i cavalli, con la piscina e anche attraverso attività non sportive. Rivendichiamo di essere inclusi e considerati. Perché alcuni si e altri no? Vanno bene le regole, ma perché non chiamarli tutti? Il fatto che questo regolamento sia uscito soltanto adesso, sembra più una giustificazione di un errore dell’Asl, più che una vera motivazione. C’è un errore e non si deve ripetere, perché se si ripete saranno dolori per chi sbaglia. Ciò dimostra che per l’inclusione vera, c’è ancora tanta strada fare. E noi non ci arrenderemo di fronte a questi episodi».
REGOLAMENTO
La Tazzi ha invece ribadito che «il problema è di chi si è sentito escluso. L’equitazione è uno sport molto particolare e la sicurezza viene prima di qualsiasi cosa. C’è un regolamento da rispettare. Bisogna specificare che tra la riabilitazione e gli sport equestri integrati, c’è una bella differenza. Non possiamo permetterci di fare delle attività tecniche non conosciute da questi ragazzi: sarebbe stato antieducativo e controproducente. I ragazzi che non si sono mai approcciati a questa disciplina non possono partecipare soltanto perché c’è la gara e il genitore vuole vederli in foto. Non funziona così. Sono dalla parte della Casa di Michele, che in un certo senso ha preso la tutela dei ragazzi per un motivo di sicurezza. Ci saranno altri eventi che potranno vedere la partecipazione di tutti i ragazzi».
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