Ruba ai pazienti, presa infermiera L’Asl: «Pronti a fare chiarezza»

La 40enne arrestata per sei colpi, secondo l’accusa un’anziana derubata è morta per il dispiacere La madre della donna: non c’entra col decesso. Ma il figlio di un malato racconta il furto di una fede
L’AQUILA . La Asl assicura massima chiarezza sul caso dell’infermiera arrestata per i furti in ospedale. Antonella Plataroti, 40 anni, è finita ai domiciliari con l’accusa di aver approfittato di alcuni anziani degenti, derubandoli. Il provvedimento, disposto nell’ordinanza del gip Baldovino Sensi, è scaturito dalle indagini della polizia su sei casi di furto riferiti ad altrettanti episodi denunciati dai familiari delle vittime ricoverate nel reparto di Geriatria. Uno degli episodi contestati all’infermiera avrebbe anche causato la morte di un’anziana derubata, che non ha retto al dispiacere per il furto subìto. La madre dell’arrestata, però, contesta quest’ulteriore accusa. «Mia figlia non ha ucciso nessuno», dice in un misto di rabbia e disperazione.
I FURTI. Stando ai riscontri nelle indagini coordinate dal pm Fabio Picuti, i fatti contestati all’infermiera risalgono al periodo tra 2019 e 2020. A quel lasso di tempo risalgono le segnalazioni, da parte dei familiari di alcuni degenti in Geriatria, di fedi nuziali, collane e anelli sottratti ai loro cari ricoverati. Le prime denunce sono state presentate contro ignoti agli agenti del posto fisso del San Salvatore. Il personale ospedaliero, però, ha iniziato a porre maggiore attenzione ai movimenti all’interno del reparto, fino a quando è stata indicata proprio l’infermiera come la presunta autrice dei furti. A quel punto sono state avviate indagini più approfondite da parte della squadra mobile. In due circostanze, sempre in base alle accuse, l’arrestata si sarebbe rivolta a un “Compro oro” per rivendere gli oggetti sottratti ai ricoverati. Proprio questo aspetto, per il quale l’accusa aveva chiesto nei confronti dell’indagata anche il reato di autoriciclaggio, non riconosciuto però dal gip, spiegherebbe i furti.
STATO DI NECESSITÀ. Al momento della notifica del provvedimento restrittivo l’infermiera, assistita dall’avvocato Francesco Valentini, avrebbe ammesso di aver sottratto gli oggetti preziosi. Si è giustificata accampando uno stato di necessità che l’avrebbe spinta a questo gesto estremo. Ha respinto, però, l’accusa relativa al furto ai danni dell’anziana poi deceduta.
UN ALTRO EPISODIO. Il provvedimento emesso dal giudice nei confronti dell’infermiera fa emergere anche un presunto caso non denunciato alla polizia. A raccontarlo è Ambrogio De Simone, residente a Milano che nell’agosto scorso aveva il padre, originario di Casamaina, frazione di Lucoli, ricoverato al San Salvatore. «Era in Geriatria e una mattina, quando sono andato a trovarlo, ho notato che aveva le mani gonfie», riferisce, «ho pensato di sfilargli la fede, ma non l’ho fatto per rispetto di mia madre, in attesa che decidesse lei». La scelta, però, si è rivelata fatale. «Quando mia madre è arrivata nel pomeriggio», prosegue il cittadino, «ha notato che mio padre non aveva più la fede al dito: ha chiesto a me se l’avessi presa e a quel punto abbiamo capito che era stata rubata». De Simone si è rivolto al personale del reparto che l’ha invitato a denunciare il fatto. «Le condizioni di mio padre, che aveva 91 anni, sono però peggiorate e poco dopo è morto», spiega il cittadino, «per cui non abbiamo fatto più nulla». Appena ha saputo dell’arresto dell’infermiera, però, De Simone ha contattato la squadra mobile per formalizzare la denuncia. Saranno gli investigatori, nei prossimi giorni, ad accertare se l’episodio sia collegato ai reati contestati all’indagata. (g.d.m.)
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