San Gregorio, in paese la rinascita è partita dal suo centro storico

5 Gennaio 2022

Ricostruzione iniziata dalla piazza, cancellate le “ferite” A breve sarà fruibile la chiesa quasi interamente crollata

L’AQUILA. Le immagini dell’aprile del 2009 raccontavano dolore e distruzione. Otto vittime, tra cui una bambina di 12 anni, centro storico sparito sotto i colpi della scossa delle 3,32. La chiesa parrocchiale crollata quasi per intero. A stento si riconosceva l’abside. Le foto della piazza di San Gregorio, frazione a 10 chilometri dall’Aquila, con i vigili del fuoco e i volontari che tentavano di salvare il salvabile, fecero il giro del mondo tanto che il governo russo decise di finanziare la ricostruzione della chiesa (insieme a palazzo Ardinghelli in piazza Santa Maria Paganica, ora sede del Maxxi). Oggi, dopo quasi 13 anni, San Gregorio è l’esempio di come si dovrebbe ricostruire un paese. Difficile dire se sia stata una decisione più o meno consapevole ma far partire i cantieri dal cuore del centro storico proprio intorno alla chiesa e alla piazza – che da sempre sono i luoghi per eccellenza della vita quotidiana delle comunità – è stata un scelta vincente. Certo i problemi non mancano. La chiesa dedicata a San Gregorio nonostante dall’esterno si mostri in tutto il suo rinnovato splendore non è ancora fruibile: mancano dei lavori all’interno che hanno bisogno di essere finanziati dal ministero dei Beni culturali. Davanti all’edificio sacro ci sono ancora macerie e tanti aggregati devono ancora partire. Eppure è netta la sensazione che il paese stia rinascendo nel miglior modo possibile.
La strada di ingresso è stata asfaltata, sono stati fatti lavori all’impianto sportivo e poco prima di arrivare alla piazza c’è uno slargo che è una piccola area di sosta creata anche per mettere in sicurezza quello che la mattina del 6 aprile sembrava più un viottolo tratteggiato dalle macerie che una vera e propria strada di accesso all’abitato. Il terremoto aveva colpito gravemente pure la sede dell’Istituto di suore “Ferrari”. Una consorella non ce l’aveva fatta, i ragazzi ospitati nella struttura erano stati portati tutti in salvo. Grazie a tanta solidarietà, alla volontà ferrea di non abbandonare il campo e alle capacità “manageriali” della superiora, suor Mirella Del Vecchio, l’Istituto è stato ricostruito e ampliato ed è adesso un punto di riferimento per tutta la valle aquilana. Tornerà presto disponibile la canonica che rinascerà grazie ai fondi della ricostruzione privata.
In questi anni (dal 2009 a oggi) i fedeli hanno avuto (e hanno ancora) a disposizione una chiesetta provvisoria realizzata, nemmeno a dirlo, grazie alla generosità di tanti italiani e di importanti imprenditori. Tornare a celebrare nella chiesa parrocchiale sta diventando una priorità per gli abitanti. Significherebbe riportare nella piazza il “calore” delle chiacchiere domenicali all’uscita dalla messa o la processione con il Santo e gli stendardi. Quando si stanziano fondi e si decidono le priorità bisognerebbe pensare anche a questo. A poche centinaia di metri da San Gregorio c’era uno dei più antichi mulini ad acqua della zona, ancora funzionante. La scossa buttò quasi tutto giù lasciandosi dietro morte e distruzione. Il mulino e la casa a fianco sono stati ricostruiti. La ruota per macinare il grano è ancora ferma ma prima o poi potrebbe ripartire. San Gregorio è oggi un paese che sta riconquistando il suo passato. Gli edifici sono nuovi e “odorano” di fresco.
Anche chi ci abitava ed è tornato a starci stenta a ritrovare le tracce del tempo che furono cancellate in quei terribili 30 secondi. Eppure la vita intorno alla piazza, lentamente, sta ripartendo. Ci sono macchine parcheggiate e persone che percorrono vicoli e viuzze. Chissà, magari presto tornerà anche la sagra della pizza fritta che si svolgeva in uno slargo di via del Palazzo. L’anima dei paesi sono le persone e solo loro possono dare senso al futuro.
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