Se il coro le canta al vescovo: va rivista la processione

28 Marzo 2015

Firme per chiedere il ritorno all’antico rito del Venerdì Santo Le tre proposte: sosta, acqua e stop all’amplificazione

SULMONA. Minacciano di disertare la processione del prossimo Venerdì Santo se il vescovo non provvederà a ripristinare il percorso storico della sacra rappresentazione. Sono i protagonisti del maestoso coro che da secoli rappresentano la parte più caratteristica e suggestiva della processione della Passione. Dopo avere atteso invano di essere ascoltati, hanno deciso di scendere sul piede di guerra e in una petizione firmata da quasi tutti i cantori e consegnata nelle mani del direttivo dell’Arciconfraternita della Santissima Trinità che da sempre organizza la processione indicano i tre punti ai quali il vescovo dovrebbe rimettere mano per far sì che la protesta rientri e tutte le manifestazioni della Settimana Santa si svolgano regolarmente, compreso il concerto di presentazione del coro in programma per domenica nella cattedrale di San Panfilo.

Il primo punto è naturalmente la modifica del percorso della processione. Il vescovo è arrivato a prendere tale decisione dopo aver assistito a scene che con la passione del Cristo avevano poco a che fare: figuranti che approfittavano della fermata per gozzovigliare nei garage delle case circostanti bevendo vino, altri che urinavano per strada e altri ancora sorpresi a fumare e giocare con i telefonini.

«Da un paio d’anni la processione ha modificato il suo percorso», scrivono nella petizione i coristi del Venerdì Santo, «un’infelice scelta che ha portato a un progressivo allontanamento dei fedeli che prima attendevano numerosi nel suggestivo ingresso in piazza della Tomba, che ora viene percorsa al contrario. Corollario a tale fenomeno è che il coro, per lunghi tratti, canta per se stesso».

I coristi chiedono poi di ripristinare la sosta durante la sacra rappresentazione. «Nel passato si è sempre effettuata una sosta della processione in via della Cona» proseguono «chiediamo di ripristinarla per permettere ai coristi di bere un po’ d’acqua. Chiediamo pertanto che in sostituzione del tradizionale panino del giovedì santo, l’Arciconfraternita disponga la distribuzione di acqua dietro via della Cona, certamente più utile per chi deve cantare per più di tre quattro ore».

L’ultima “prescrizione” è l’eliminazione della «fastidiosa e artigianale» amplificazione che accompagna le preghiere dei fedeli. «Da qualche tempo è presente dietro il coro», incalzano i cantori, «un impianto meccanico di diffusione delle preghiere recitate dal clero presente in processione. Lo sforzo, anche artistico, e comunque il raccoglimento del canto del Miserere viene a essere vanificato, perché spesso il volume dell’altoparlante azionato copre e comunque interferisce e contrasta con il canto. Chiediamo che, ove l’Arciconfraternita intenda proseguire nell’utilizzo di tale mezzo» concludono dal coro «quantomeno disponga che le preghiere si alternino al canto, così come si fa normalmente nelle liturgie, e non lo sovrapponga, e che l’altoparlante sia posto ad opportuna distanza dal coro».

La palla passa al vescovo, Angelo Spina, che dovrà decidere se accogliere o meno le istanze dei cantori, i quali appaiono molto risoluti nel portare avanti le loro richieste. E questo proprio alla vigilia della Settimana Santa.

Claudio Lattanzio

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