Sfilano 2mila alpini, con un sogno: «L’adunata numero 99 all’Aquila»

12 Settembre 2022

Nel 2028 si punta a ripetere la parata nazionale. Biondi: «Giorno di festa, questa città è la vostra casa» Ricordato il maresciallo Polsinelli deceduto in un attentato a Kabul. Messaggio dal generale Figliuolo

L’AQUILA. Duemila gli alpini che ieri mattina hanno sfilato nel centro storico a chiusura del quinto Raduno del Battaglione L’Aquila. In piazza Duomo oltre mille persone hanno assistito alla cerimonia finale con gli interventi dal palco coordinati dal tenente colonnello Pietro Piccirilli (che ha ringraziato tutte le delegazioni delle altre forze armate e dell’ordine) e dal giornalista Carlo Gizzi. Dagli interventi è emersa anche una novità, e che cioè L’Aquila è pronta a candidarsi per ospitare nel 2028 la 99ª edizione dell’Adunata nazionale dopo quella molto ben organizzata del 2015. È noto che il 99 è il numero simbolo del capoluogo abruzzese e nel 2028 saranno passati quasi 20 anni dal sisma del 2009. La speranza è che per quella data la ricostruzione possa essere terminata. Per impegni istituzionali non ha potuto partecipare il generale Francesco Paolo Figliuolo a lungo commissario di governo per l’emergenza Covid e oggi al vertice del Comando operativo interforze dello Stato maggiore della difesa. Dal palco sono intervenuti Raffaele Vivio, coordinatore del comitato organizzatore, Pietro D’Alfonso, presidente Ana Abruzzi, Gianmarco Laurencig, comandante del Nono Reggimento alpini, Antonio Di Carlo, consigliere Ana nazionale e che ha portato il saluto del presidente Sebastiano Favero, il colonnello Mario Bisica, e il colonnello Luca Ottavio Robustelli che ha letto il messaggio di Figliuolo. Presente il colonnello Marco Iovinelli del comando Esercito Abruzzo-Molise. Sul palco alcuni sindaci dell’Aquilano. Sono stati ricordati Ugo Miccoli, primo comandante del Battaglione L’Aquila e, alla partenza della sfilata, il maresciallo capo Luca Polsinelli, caduto in un attentato a Kabul nel 2006. Un saluto affettuoso è andato al reduce della campagna di Russia Alfredo Di Pasquale. Il Raduno venerdì e sabato aveva ricordato un altro reduce, Valentino Di Franco, scomparso da poco, grazie a un libro e a un documentario.
Il sindaco Biondi nel suo intervento ha detto che il Raduno degli alpini «è stato un momento di gioia, di festa, di coesione per la nostra comunità. Oggi ricordiamo il Battaglione Alpini L'Aquila e celebriamo i 150 anni dalla fondazione del Corpo. Quello con le penne nere è un rapporto speciale. Sono loro il punto di riferimento per tutta la nostra comunità nei momenti più difficili. L’Aquila è la casa degli Alpini e dei valori che incarnano: rispetto delle regole, spirito di appartenenza, solidarietà e vicinanza verso chi è in difficoltà».
Il generale Figliuolo, pur assente, non ha voluto far mancare la sua voce, se pur in maniera indiretta. «A tutti» ha scritto il generale «giunga il mio sentito rammarico per non potere essere tra voi in questo giorno importante di festa ma anche di riflessione. Purtroppo, concomitanti impegni istituzionali mi hanno impedito di raggiungervi. La vostra città ha un profondo legame con gli Alpini. E questo non soltanto perché L’Aquila ospita uno dei più importanti reparti operativi dell'Esercito Italiano, il 9° Reggimento della Brigata Taurinense, ma principalmente perché voi aquilani, voi abruzzesi, avete la montagna nel sangue. Se è vero che la geografia di un luogo modella il carattere di un popolo, appare subito chiaro che le penne nere e gli abruzzesi sono fatti della stessa pasta. La natura che circonda questa stupenda città ha contribuito a plasmare i nostri e i vostri caratteri tenaci, forti, resilienti. Caratteri che, sono certo, appartengono anche alle nuove generazioni di aquilani».
Non poteva mancare alla sfilata la grande bandiera “Jemo ‘nnanzi”.
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