Sfollati in autonoma sistemazione: il Comune dispone 6.000 verifiche

Gli accertamenti sulle somme indebitamente percepite scattati su input della Corte dei Conti Un primo controllo su casi sospetti fu eseguito nel 2015: allora furono 1.717 i “furbetti” individuati
L’AQUILA. Il Comune dell’Aquila su input della Corte dei Conti avvierà una verifica su 6.000 cittadini che hanno avuto, nel post sisma 2009, il contributo di autonoma sistemazione (Cas). Quello che si vuole accertare è se ne avevano o meno diritto e nel caso procedere al recupero delle somme percepite indebitamente. Il contributo di autonoma sistemazione nella prima fase dell’emergenza fu dato in base a una semplice richiesta. Si andava dai 200 ai 500 euro al mese a persona.
LA VICENDA
La notizia che il Comune dell’Aquila passerà al vaglio 6.000 posizioni “sospette” è contenuta in una determina firmata dal segretario generale Lucio Luzzetti dalla quale si apprende che quello dell’autonoma sistemazione è stato un sistema che ha regalato soldi pubblici a molti che non ne avevano diritto. E anche lo Stato e gli amministratori locali se ne accorsero seppure con molto ritardo. Il primo intervento per “frenare” la distribuzione senza controllo dei fondi ci fu nel settembre del 2013 quando la giunta dispose «la cessazione del contributo di autonoma sistemazione per coloro che dispongano in uso, comodato e qualsiasi altro diritto reale di godimento, manufatti o soluzioni abitative frutto di donazioni, sia pubbliche che private».
Un secondo intervento risale al febbraio 2014 quando il Comune formulò indirizzi «per la sostituzione del contributo di autonoma sistemazione con l’allocazione ne gli alloggi dei progetti Case o nei Map». Nel maggio del 2014 fu disposta, come si legge nel provvedimento, «la cessazione del contributo di autonoma sistemazione per coloro che dispongano, a qualsiasi titolo, di manufatti temporanei realizzati ai sensi della delibera numero 58», quella delle “casette”. Il 31 marzo 2015, si pose finalmente fine al contributo di autonoma sistemazione.
I FURBETTI
Fu però solo nell’ottobre 2015 che iniziò una prima verifica delle posizioni sospette. Ne furono individuate 1.717 e si stabilì che il Comune avrebbe dovuto riavere indietro 3.344.000 euro. Sempre dalla recente determina si apprende che al 31 maggio 2016 «risultava essere stata recuperata _ a titolo di restituzione del contributo di autonoma sistemazione indebitamente percepito _ una somma pari a 2.068.852 euro.
Al 30 giugno 2020 le somme recuperate erano salite a 2.764.438. Quindi a oggi è certo che quasi tre milioni di euro erano stati dati a chi non aveva requisiti.
6.000 VERIFICHE DA FARE
Nella determina pubblicata ieri si legge che «con il decreto 76 del 2023 la Procura regionale della Corte dei Conti, nel richiedere informazioni circa la pratica di autonoma sistemazione, ha fatto emergere il mancato pregresso adempimento amministrativo circa il recupero delle somme indebitamente percepite». Luzzetti «allo scopo di evitare eventuali rischi di danno erariale, ha disposto apposite verifiche in merito da cui è emersa l’esistenza di numerose posizioni ancora da definire, quantificate in circa 6.000». Ciò significa che potenzialmente il Comune deve recuperare un bel po’ di milioni.
COME FARE
Trattandosi di un lavoro lungo e complesso che i soli uffici non sono in grado di fare, il Comune ha affidato la verifica e l'eventuale recupero a una società esterna (la Assoservizi). Questo perché c’è bisogno di agire con urgenza «soprattutto con riferimento alla naturale scadenza dei termini di prescrizione e per non pregiudicare il recupero di tali somme nei tempi di legge».
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