Siccità nel Fucino, ultime gocce di gasolio

Carburante più che raddoppiato. Coldiretti: «Gli agricoltori sono in difficoltà, la Regione intervenga»
AVEZZANO. Carenza di gasolio e maturazione anticipata dei prodotti, sono i due problemi che in questo momento tengono in ambasce gli agricoltori del Fucino. L’acqua per irrigare i campi, pompata da pozzi privati e da quelli (poco più di una ventina dislocati lungo la Circonfucense) gestiti dal Consorzio di bonifica che la riversa nei canali, in qualche modo, grazie anche al divieto di irrigazione nel fine settimana e all’intensificazione dei controlli, consente agli imprenditori agricoli di fronteggiare la siccità. Ma ciò non basta a far dormire loro sonni tranquilli. L’acqua, infatti, non piove dal cielo e neppure arriva direttamente sui campi come avverrebbe qualora si fosse realizzato il tanto sospirato impianto irriguo del Fucino. L’acqua gli agricoltori la debbono pompare da pozzi privati, qualora ne dispongano, oppure dai canali. Un’operazione che non può prescindere dall’impiego dei trattori. Mezzi che hanno bisogno di carburante, il cui costo in un anno è più che raddoppiato, passando da 70 centesimi a 1,60 euro . E qui arrivano le dolenti note, in quanto le scorte di carburante a prezzo agevolato, concesse dalla Regione, si sono già esaurite. L’accorato appello alla Regione di concedere alle imprese agricole un supplemento di carburante finora è rimasto inascoltato. «L’8 luglio», lamenta Domenico Roselli, direttore provinciale della Coldiretti, «abbiamo chiesto all’assessore Emanuele Imprudente e al Dipartimento regionale all’agricoltura di venirci incontro, in un momento così difficile per la coltura fucense. Ci hanno detto che si sarebbe dovuta riunire la giunta. Sono passati già 15 giorni. Alla Regione forse non si rendono conto che per ogni giorno che passa gli agricoltori, che hanno esaurito le scorte, sono costretti a pagare il gasolio a prezzo pieno, cioè a un euro e 60 centesimi. Nonostante questo assordante silenzio», aggiunge Roselli, «io continuo a essere fiducioso e a credere nella sensibilità degli amministratori regionali». Vedremo che succederà. L’altra spina nel fianco degli agricoltori è l’anticipazione forzata del raccolto. «Un problema molto serio, dovuto al caldo torrido di quest’estate, che rischia di mettere in ginocchio tante aziende», sottolinea Marcello Di Pasquale, presidente del Covalpa, «faccio un esempio: quest’anno i finocchi, la cui raccolta abitualmente si fa fino al 6 luglio, la si è dovuta anticipare alla fine di giugno, poiché stavano per spigare. Chi non ha fatto in tempo a raccoglierli li ha dovuti lasciare marcire sul terreno. Stessa sorte purtroppo può toccare ad altri tipi di ortaggi. Regione e governo dovrebbero stare più vicini al mondo agricolo, come al tempo di Lorenzo Natali e Remo Gaspari».
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