Sono 30 i centri dov’è tutto fermo Nelle frazioni 12 schede nel 2019

L’AQUILA. Acciano, Barete, Barisciano, Castel del Monte, Campotosto, Capestrano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castel di Ieri, Castelvecchio Calvisio, Castelvecchio Subequo, Fagnano Alto, Fossa,...
L’AQUILA. Acciano, Barete, Barisciano, Castel del Monte, Campotosto, Capestrano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castel di Ieri, Castelvecchio Calvisio, Castelvecchio Subequo, Fagnano Alto, Fossa, Lucoli, Navelli, Ocre, Ofena, Pizzoli, Prata d’Ansidonia, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, San Demetrio ne’ Vestini, San Pio delle Camere, Sant’Eusanio Forconese, Santo Stefano di Sessanio, Scoppito, Tione, Tornimparte, Villa Sant’Angelo e Villa Santa Lucia. Sono i paesi dell’Aquilano colpiti dal terremoto del 2009, dove la ricostruzione o non è partita oppure, nel migliore dei casi, va molto a rilento. E non per colpa dei sindaci, ma in particolare della burocrazia e dei soldi. I finanziamenti per i paesi, infatti, arrivano con il contagocce, dove questo accade. È una parte della ricostruzione completamente dimenticata.
E a questi vanno aggiunti i paesi colpiti dai terremoti del 2016 e 2017, quali quelli dell’Alta Valle dell’Aterno, come Montereale. Paesi, però, non sono soltanto quelli che hanno un Comune, ma anche le frazioni. La più grande del territorio aquilano è Paganica, dove qualcosa si sta muovendo, ma è troppo poco rispetto a quanto c’è da fare. Così come le varie frazioni di Roio dove, nonostante ci siano alcune situazioni di notevole importanza per la città, quali la pineta – con i problemi delle antenne – e l’Università, dove prima c’era la facoltà di Ingegneria proprio accanto alla pineta di Roio, la ricostruzione è al palo.
Nei paesi e nelle frazioni ci sono molte seconde case e questo sta frenando il passo della ricostruzione. Al punto che il responsabile dell’Usrc, Raffaello Fico, è in contatto con il sottosegretario alla Ricostruzione, Vito Crimi, per cambiare la normativa sulle seconde case, in modo da finanziare solo la parte struttura – nel caso di accordo con i proprietari che volessero disfarsi dell’abitazione – e permettere la vendita degli edifici anche soltanto con l’approvazione del progetto, in modo da facilitare il mercato e l’acquisto da parte di chi potrebbe essere interessato a comprare una casa nei paesi intorno all’Aquila. Questi, perché molti proprietari non torneranno a riabitare le seconde case e sarebbe così anche un inutile spreco di denaro. Nell’ultima infornata di schede parametriche, soltanto 12 hanno riguardato le frazioni di Arischia, Paganica, San Benedetto di Bagno, Poggio di Roio, Onna, San Gregorio, Bazzano, Roio Piano e Camarda. Con questa lentezza i più pessimisti prevedono che forse ci vorranno dai 20 ai 30 anni per ricostruire frazioni e paesi completamente.(v.p.)
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