Spacciavano soldi falsi, in due nei guai

I carabinieri hanno denunciato i siciliani di 21 e 25 anni che avevano ingannato i commercianti con biglietti da 100 euro
AVEZZANO. Si fingevano carabinieri per tranquillizzare i commercianti, poi pagavano piccole somme con banconote da grosso taglio false, ricevendo il resto in denaro “ripulito”.
Questa la tecnica messo in atto da due siciliani, in “trasferta” nella Marsica, che sono finiti sotto inchiesta per spendita di banconote false e altri reati.
Sono stati individuati dai carabinieri della compagnia di Avezzano, guidati dal comandante Pietro Fiano, che hanno scoperto come le truffe fossero state messe in atto in un vasto territorio. I due, di giovane età, sono stati bloccati nell’ambito di controlli sul territorio marsicano.
I militari della stazione di Celano, in collaborazione con quelli di San Benedetto dei Marsi e Ortona dei Marsi, hanno denunciato in stato di libertà alla procura della repubblica nel tribunale di Avezzano i due giovani, di origini catanesi e con precedenti di polizia.
I militari dell’Arma li hanno fermati lungo la strada statale 5 della Tiburtina Valeria, dopo che questi, spacciandosi loro stessi per carabinieri e approfittando della buona fede di un ignaro commerciante, hanno fatto un pagamento con una banconota da 100 euro risultata falsa.
I due siciliani, inoltre, sono riusciti a farsi cambiare altre banconote, sempre da 100 euro, «ben contraffatte», come hanno sostenuto gli inquirenti, in tagli più piccoli, giustificandosi di dover effettuare delle spese minute.
Accertamenti più approfonditi hanno consentito di appurare che F.L., 21 anni, e G.L., di 25, avevano ingannato anche un altro commerciante, un 68enne di Goriano Sicoli.
Nel corso dell’operazione sono state complessivamente recuperate e sottoposte a sequestro cinque banconote contraffatte da 100 euro, con matricola X14302576620 e S03729436520.
I due giovani sono stati segnalati all’Autorità provinciale di pubblica sicurezza, in quanto ritenuti “socialmente pericolosi”, per l’applicazione della misura di prevenzione del rimpatrio con foglio di via obbligatorio, per la città di origine, ovvero Catania, e con divieto di ritorno nella provincia dell’Aquila, per un periodo di tre anni.
Da quanto emerso nelle indagini dei carabinieri, i due potrebbero avere agito in un’ampia area geografica, in particolare Marsica e Valle Subequana.
Secondo gli investigatori, potrebbero esserci altre persone che, per paura o vergogna, non hanno denunciato alle Autorità di esser rimasti vittima della truffa, e soprattutto per scongiurare che possano nuovamente colpire nella provincia dell’Aquila o in altri comuni della regione.
I due rischiano giovani siciliani una condanna alla reclusione. Infatti, secondo la legge, chiunque spende o mette in circolazione monete contraffatte o alterate, è punito con il carcere fino a sei mesi.
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