Storia dei cento ponti sul fiume Aterno tra passato e futuro

8 Febbraio 2021

Da Campana a Cerro a San Vittorino, uno studio del Cnr   elenca le opere di epoca romana e medievale dell’Aquilano 

L’AQUILA. Sul fiume Aterno, con particolare riferimento all’area aquilana, ci sono almeno cento ponti (pedonali, stradali, autostradali e ferroviari) realizzati in epoche diverse: da quelli romani a quelli medioevali a quelli più moderni.
Di recente è stato pubblicato, su un’importante rivista internazionale, uno studio che s’intitola “Applicazioni dell’analisi stratigrafica per migliorare l’ispezione e la caratterizzazione strutturale dei ponti storici”.
Il lavoro è dell’Istituto per le tecnologie edili del Consiglio Nazionale delle ricerche, sede dell’Aquila, ed è stato curato in particolare da Francesca Savini, Carlo Rainieri, Giovanni Fabbrocino, Ilaria Trizio. Uno dei ponti storici su cui si è concentrata l’attenzione dei ricercatori è quello di Fossa, detto Cerro, che risale al Medioevo anche se non si esclude un’origine ancora più indietro nel tempo e cioè all’epoca romana. Potrebbe essere stato parte della strada che conduceva all’antica Aveia.
L’ATERNO. «Il fiume Aterno con i suoi canali e affluenti rappresenta uno dei principali bacini idrografici d’Abruzzo e attraversa un’area altamente sviluppata dal punto di vista degli insediamenti di archeologia industriale» come mulini e cartiere. «La ricerca», si legge nella premessa, «è iniziata con il censimento di tutte le infrastrutture che attraversano il fiume e la loro successiva classificazione in base all’utilizzo. Questo censimento ha evidenziato una massiccia presenza di ponti storici in muratura e, soprattutto, il loro continuo utilizzo nel tempo, cosa che sottolinea l’importanza – e leggibilità – dell’antico sistema stradale».
TIPOLOGIA. «La tipologia più rappresentativa è l’arco in muratura diversificato nella forma e nel numero di archi. I risultati delle indagini evidenziano la difficoltà di rilevare, anche se solo fotograficamente, alcune strutture a causa dell’eccessiva vegetazione e, in alcuni casi, per l’inaccessibilità del terreno adiacente ai manufatti – di proprietà privata – o a causa dell’elevato flusso del fiume», affermano gli autori dello studio.
RETE STRADALE. «Il ponte di Cerro a Fossa risale al Medioevo e oggi è utilizzato come attraversamento pedonale», scrivono i ricercatori. «La zona di Fossa è stata fin dall’antichità un collegamento naturale tra la Sabina e la Valle Peligna e questo ha portato alla creazione di un percorso complesso che interseca l’Aterno. Quando i nostri antenati si sono trovati di fronte al problema dell’attraversamento del fiume lo hanno risolto inizialmente con delle strutture in legno e poi, in epoca romana, con la costruzione di 43 ponti molto più solidi».
EVENTI STORICI. «L’area oggetto dell’indagine», si legge nello studio, «è stata caratterizzata da importanti eventi storici, dalla preistoria agli insediamenti italici, dalla conquista romana alle invasioni barbariche, dall’organizzazione religiosa agli insediamenti fortificati, dai domini Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli fino ai tempi moderni. Ogni periodo storico, caratterizzato da precise scelte politiche ed economiche, ha svolto un ruolo importante nello sviluppo della rete stradale riconfigurando le infrastrutture esistenti alle esigenze dei nuovi insediamenti fino alla riorganizzazione ottocentesca della rete stradale. Molti ponti in muratura attestati in epoca romana, ma ristrutturati nel tempo, fanno ancora parte del sistema stradale, come nel caso del ponte di Campana (comune di Fagnano Alto), mentre altri di periodi diversi sono in rovina». PONTE DI CERRO. «Il ponte in località Cerro, nel comune di Fossa», si sottolinea, «si trova a lato dell’attuale strada comunale che conduce al paese ed era l’antico attraversamento del torrente Fossa, un canale del fiume Aterno. L’analisi stratigrafica dei fronti del ponte ha evidenziato la presenza di diversi interventi, alcuni riferibili a recenti lavori di restauro, altri attribuibili alla prima fase di costruzione. I due archi sono realizzati con pezzi calcarei ben squadrati collegati da pregiata malta di colore chiaro. L’ultimo restauro della struttura è evidente sui due parapetti. Le poche fonti documentali relative a questo manufatto fanno pensare che la struttura del ponte risalga al XIII secolo. La coesistenza di due tipi di archi nella stessa struttura ha portato molti studiosi a sostenere la teoria di una preesistenza romana relativa alla rete stradale che portava alla città romana di Aveia. La ricerca condotta finora non conferma né nega questa teoria, ma si spera che lo studio approfondito degli archi, unito a un’analisi degli elementi in pietra e della malta, possa portare nuovi elementi per chiarire la questione».
IL SINDACO. «Lo studio del Consiglio nazionale delle ricerche», dice il sindaco di Fossa Fabrizio Boccabella, «è stato per noi uno stimolo per cominciare a pensare e soprattutto a progettare interventi per valorizzare il ponte di Cerro e l’area circostante dove ci sono altre emergenze di grande importanza per la nostra storia sulle quali si sta già lavorando. Il ponte sarà un ulteriore tassello per guardare con fiducia al futuro dei nostri territori».
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