Svela segreti all’indagato, Alfonsi nei guai

Misura cautelare (obbligo di firma) per il finanziere di Gioia. Il 50enne è consigliere provinciale ed esponente di Forza Italia
GIOIA DEI MARSI. È stato raggiunto da una misura cautelare su disposizione del tribunale di Avezzano. Gianluca Alfonsi, 50 anni, consigliere provinciale ed esponente politico di Forza Italia, già coinvolto nell’inchiesta sui falsi certificati medici che a fine maggio ha portato a 10 ordini di custodia cautelare, tra i quali quello a carico dello psichiatra Angelo Gallese, è accusato di violazione di segreto d’ufficio nelle vesti di finanziere. Secondo le accuse, il luogotenente delle Fiamme gialle ha rivelato all’indagato Arnaldo Aratari, che come Alfonsi abita e vive a Gioia dei Marsi, particolari sull’indagine. Nello specifico, è accusato di avere svelato che era sottoposto a intercettazione telefonica (i due si sarebbero incontrati nella piazza di Gioia e Aratari aveva una cimice in auto). La Procura aveva chiesto la sospensione provvisoria dal servizio pubblico, quindi dalla carica politica e dalla funzione di finanziere, ma il gip Maria Proia ha accolto soltanto la richiesta della misura dell’obbligo di firma tre volte a settimana alle ore 17 negli uffici della Guardia di finanza di Avezzano.
UNA VITA IN POLITICA. Oltre a essere consigliere della Provincia dell’Aquila, con delega alla Viabilità e alle Scuole, Alfonsi è da sempre impegnato in politica. È anche consigliere comunale a Gioia e militante da molti anni nel centrodestra. È un esponente di Forza Italia e ha sempre partecipato attivamente alla vita amministrativa del territorio marsicano. Alfonsi lavora al comando generale della Finanza a Roma. A maggio il suo nome compariva nell’elenco degli indagati. Lo scorso 23 luglio è stato deciso di adottare una misura cautelare.
DIFESA AGGUERRITA. «Ritengo che non ci siano le condizioni e i presupposti per l’applicazione della misura cautelare», ha tenuto a precisare l’avvocato Cesidio Di Salvatore, difensore di Alfonsi, «e abbiamo presentato un’istanza al Tribunale del riesame. Non ci sono le condizioni di applicabilità e dell’attualità e lo dimostreremo. Il mio assistito è stato risucchiato in una vicenda di cui è totalmente estraneo e questo lo dimostreremo nelle sedi opportune». Alfonsi, lo scorso giugno, era stato interrogato. «L’indagato», ha aggiunto l’avvocato Di Salvatore, «ha risposto a tutte le domande in modo esaustivo, senza alcun problema, ribadendo l’estraneità all’intera vicenda».
CHE COS’È ACCADUTO. L’operazione della Finanza di Avezzano, coordinata dal pm Roberto Savelli, ha portato all’emissione di dieci ordini di custodia cautelare, di cui tre in carcere e sette ai domiciliari, emessi dal gip del tribunale. Numerose le accuse per gli indagati, tra cui frode processuale, corruzione, falsità materiale e ideologica, frode assicurativa, truffa ai danni dello Stato e favoreggiamento. Decisivo l’utilizzo di miscrospie e telecamere. Una delle quali piazzata all’interno dello studio medico di Gallese, dirigente Asl a capo del Centro di salute mentale di Avezzano (attualmente sospeso dal servizio).
CHI È COINVOLTO. Al centro delle indagini Arnaldo Aratari, ex professore di educazione fisica e patron del centro di riabilitazione Medisalus di Lecce nei Marsi, a cui la Finanza aveva già sequestrato beni per oltre 200mila euro. La figura del professionista si intreccia con quella di Gallese. Le misure cautelari hanno riguardato anche Orlando Morelli, Tiziana Mascitelli, moglie di Aratari, il medico Gino Arioli, Luigi Maiello, agente di polizia penitenziaria, il brigadiere dei carabinieri in congedo Carmine Macerola, Giuseppe Agostinacchio, altro brigadiere dei carabinieri in congedo, Maria Palma Di Biase e l’ex assessore regionale Mario Panunzi.
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