Tagliacozzo, spinta al turismo Il futuro è l’albergo di comunità

Il ricercatore universitario Prosperi illustra il piano: Santo Stefano di Sessanio il modello da seguire Orti in centro storico e i proprietari mettono a disposizione le case per aumentare la ricettività
TAGLIACOZZO. Boom turistico a Tagliacozzo. In due anni, favorito dalle tante iniziative ricreative e culturali promosse dall’amministrazione, si è registrato un incremento dell’afflusso di forestieri di circa il 40%. Un dato confortante per l’economia locale, che potrebbe rivelarsi però effimero se non si affronta con determinazione il problema della ricettività. L’ospite taglia subito la corda se non si garantisce un alloggio decente. Questo spiega perché negli ultimi dieci anni, in agosto per esempio, gli arrivi sono rimasti pressoché costanti (intorno ai 700) mentre le presenze sono diminuite drasticamente, passando da 6.000 a 4.000. Due iniziative, una del Comune, l’altra dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, potrebbero determinare una svolta.
L’amministrazione, retta dal sindaco Vincenzo Giovagnorio, è intenzionata a destinare a struttura ricettiva un’ala del Palazzo Ducale, con il benestare della Regione e l’apporto finanziario di privati che operano nel settore turistico. Per la redazione del progetto il Comune potrebbe indire un Concorso di idee.
Di ben più ampio respiro è il progetto di un albergo diffuso elaborato da un ricercatore dell’Università di Roma “Tor Vergata”, l’architetto Marco Prosperi, di Tagliacozzo. Progetto che l’autore illustrerà domani, a partire dalle 10, in una tavola rotonda al Palazzo Ducale. Tra i partecipanti anche il pioniere dell’albergo diffuso in Abruzzo, Daniele Kihlgren, l’imprenditore italo-svedese che nel 2001, dopo avere acquistato e ristrutturato antiche abitazioni di Santo Stefano di Sessanio, nel Parco del Gran Sasso, le ha riconvertite a uso ricettivo (Sextantio). È stato il primo caso in Abruzzo di restauro e trasformazione di abitazioni in albergo diffuso. Successivamente, l’imprenditore ha esteso il progetto ad altri due borghi abruzzesi: Castel del Monte e Rocca Calascio, e a Matera (Basilicata) dove dalle famose Grotte della Civita sono state ricavate 18 camere d’albergo. Il progetto dell’albergo diffuso di Tagliacozzo prende come esempio quello di Santo Stefano di Sessanio, ma i criteri di attuazione differiscono. A Santo Stefano la riconversione a uso ricettivo delle case è avvenuta a opera di un imprenditore che vi ha investito dei soldi, a Tagliacozzo invece il progetto prevede che siano gli stessi proprietari a mettere gli immobili a disposizione del gestore dell’albergo, che potrebbe essere una cooperativa. Così il profitto anziché finire nelle tasche di un privato, verrebbe ripartito tra tutti i soggetti interessati, compresi i proprietari delle abitazioni. Da qui il termine più appropriato di albergo di comunità. Il progetto prevede anche un modello di sviluppo turistico rispettoso dell’ambiente e che utilizzi le risorse locali. A esempio l’area compresa tra il fiume Imele e il centro storico potrebbe tornare a essere coltivata a ortaggi come un tempo, seguendo l’esempio delle Benedettine, e i prodotti essere messi a disposizione dell’albergo.
Tagliacozzo conta 7.000 abitanti. Molti hanno solo la residenza, ma vivono fuori. I posti letto complessivamente sono 39 mila: esiste dunque una quantità impressionante di seconde case. Molte nel centro storico sono in vendita, ma non le acquista nessuno. Dunque ai proprietari metterle a disposizione dell’albergo diffuso converrebbe.
Un progetto analogo a quello di Tagliacozzo, elaborato da professor Fabio Pollice, della Società geografica italiana, anche lui presente all'incontro, è stato già realizzato, con i fondi dell’Ue, a Betlemme. L’albergo, in questo caso, accoglie i pellegrini che si recano in Terra santa. L’incontro è coordinato dal professor Franco Salvatori, direttore del Dipartimento di storia dell’Università Tor Vergata.
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