Tasse, 126 le aziende costrette a restituire

5 Gennaio 2018

Post-sisma del 2009, crescono le cifre e il numero delle imprese coinvolte Rainaldi, Mari Fiamma e Barattelli: così si rischia il tracollo economico

L'AQUILA. Numeri e cifre che si moltiplicano. E un quadro che si fa sempre più preoccupante. Si allunga l'elenco delle 126 aziende coinvolte nella restituzione delle tasse sospese dopo il sisma del 2009.
Lievita anche la cifra complessiva, che potrebbe raddoppiare rispetto ai 75 milioni di euro iniziali. Il nuovo allarme nasce dalla richiesta del commissario Margherita Maria Calabrò, direttore dell'Agenzia regionale delle entrate, di avere i nominativi di tutte le imprese che hanno ottenuto agevolazioni superiori a 100mila euro. Importi che, se sommati a eventuali bandi o contributi a fondo perduto, potrebbero far crescere, e di molto, il numero dei soggetti coinvolti. Le associazioni di categoria stanno lavorando alacremente su più fronti e chiamano in causa la politica «che, in questa storia, deve metterci la faccia. In gioco ci sono troppi soldi, c'è il futuro di un intero territorio».
PIANO TECNICO. «Altro che 126 aziende», tuona Ezio Rainaldi, delegato di Confindustria alla ricostruzione, «le imprese coinvolte potrebbero essere più di 300 visto che il commissario ha messo sotto la lente di ingrandimento tutti i soggetti che hanno avuto benefìci in misura superiore a 100mila euro. Va definita una griglia, per calcolare i danni diretti e indiretti subiti dalla aziende con il sisma del 2009, la più ampia e congrua possibile rispetto alle gravissime ripercussioni che il sistema economico e imprenditoriale aquilano ha dovuto patire».
MA QUALI AIUTI! «Non si tratta di aiuti di Stato. Su questo non c'è il minimo dubbio, né può essere considerata concorrenza sleale quella espressa dalle aziende aquilane nella fase del post sisma», dice Rainaldi, «le associazioni di categoria stanno mettendo a disposizione dei consulenti per preparare eventuali ricorsi e calcolare il computo dei danni. A breve si riunirà il Comitato promosso dalla Regione, di cui fanno parte Comune, Confindustria, Ance, Confapi e Ordine dei commercialisti. La linea deve essere univoca, contro l'Europa che ha messo in mora il Governo italiano».
LA POLITICA ESCA FUORI. «Esiste una legge nazionale che ha decretato l'abbattimento del 60% delle tasse sospese. La politica non può non tenerne conto. Non ci faremo soggiogare dal giochetto dei continui rinvii, in attesa delle prossime elezioni», incalza Rainaldi, «chi si candiderà dovrà mettere la faccia sulla questione tasse e risolverla».
PRONTI ALLE CONTROMOSSE. «Pretendiamo dal Governo che venga elevata la soglia del de minimis da 200mila a 500mila euro», afferma Massimiliano Mari Fiamma, direttore Api, «va chiarito, inoltre, che esiste una franchigia del de minimis: seppure dovesse restare fermo a 200mila euro, le aziende dovranno avere la possibilità di restituire solo le somme ricevute oltre quella soglia, non l'intero importo, come ipotizza il Governo».
Anche Mari Fiamma lancia l'allarme «sulla portata economica di una partita che rischia di travolgere il territorio, facendo chiudere decine e decine di aziende e cancellando, in un colpo solo, centinaia di posti di lavoro. Si parla di 140 milioni di euro da restituire se dovesse passare la linea della sommatoria tra la sospensione delle tasse e altri contributi o agevolazioni di cui le aziende possono aver beneficiato in de minimis. In tal caso, le imprese coinvolte sarebbero oltre 300».
NO A DUE PESI E DUE MISURE. L'Ance è coinvolta con venti aziende chiamate a versare soldi: oltre 12 milioni di euro. Calcoli fatti dal presidente provinciale, Ettore Barattelli, che ha messo in piedi un Comitato dell'associazione costruttori, che sta lavorando in sinergia con il Comune dell'Aquila e con la Regione. «Gli abbattimenti di cui hanno beneficiato le nostre aziende non vanno considerati aiuti di Stato», spiega Barattelli, «abbiamo nominato dei professionisti che stanno elaborando delle perizie tecnico-legali e ci difenderemo in tutte le sedi consentite. In Europa sono state fatte diverse deroghe: pensiamo al caso della Apple in Irlanda. Bene: non comprendo come ci possano essere due pesi e due misure. Il Governo deve far capire all'Europa che queste agevolazioni sono state polverizzate su centinaia di piccole aziende locali, ben lontane da un'ipotesi di concorrenza sleale sul piano comunitario».
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