Troppa lentezza nella ricostruzione Roma taglia i fondi

27 Gennaio 2017

Utilizzati solo 340 degli 800 milioni stanziati per i lavori Di Stefano: «I progettisti accettano troppi incarichi»

L’AQUILA. Alla fine alla Struttura tecnica di missione per la ricostruzione post-sisma non è sfuggito che gli 800 milioni stanziati per il 2016 non sono stati spesi tutti. E che nelle casse dedicate, L’Aquila ha ancora la bellezza di 340 milioni. Il responsabile della struttura, Giampiero Marchesi, che in sostanza tiene le fila della ricostruzione sia da un punto di vista procedurale che soprattutto finanziario, ha chiesto spiegazioni. Infatti all’orizzonte si profila la preparazione di una nuova delibera Cipe, dentro la quale dovranno essere inseriti i nuovi stanziamenti per L’Aquila. Il quesito è quello che è stato sollevato da tempo dall’amministrazione comunale, in particolare dall’assessore alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, e dal direttore dell’Ufficio speciale, Raniero Fabrizi, che in tempi non sospetti (in estate) avevano lanciato l’allarme: se non spendiamo, il Governo ci darà meno soldi per i prossimi anni. A fondo della questione i ritardi anche di mesi e di anni dei tecnici nella consegna delle integrazioni ai progetti, ritardi che bloccano l’iter per l’apertura dei cantieri e quindi il prosieguo della ricostruzione. Ha sollevato polemiche l’evidenza che molti progettisti impegnati sia nel centro città, sia nelle frazioni, abbiano «fatto incetta di progetti», per usare le parole dell’assessore. Insomma, a questo punto dell’anno, la Struttura di missione vuole sapere perché degli 800 milioni ne sono stai spesi “soltanto” circa 460 (dato di fine anno, frutto dei cinque elenchi di progetti pubblicati sinora) e, a questo punto, quanti realmente ne serviranno per il futuro. Ieri in un incontro a Roma con Marchesi, oltre a Di Stefano e a Fabrizi, c’erano anche il dirigente dell’ufficio per la ricostruzione privata Vittorio Fabrizi oltre a Savo Provenzano e Daniele Placidi dell’Usra. «Solo grazie all’attivismo degli ultimi elenchi di ottobre, novembre e dicembre», spiega l’assessore, «siamo arrivati a questa cifra, perché per il resto avevamo un dato di spesa preoccupante».

FRAZIONI LUMACA. Una situazione che emerge con evidenza nelle frazioni, per le quali adesso si stanno presentando i progetti “parte prima” (per la definizione del contributo, già tutti presentati, invece, nel corso del 2016 quelli del centro storico), che precede la presentazione del progetto. «Adesso i progettisti dovrebbero presentare i progetti per le frazioni», chiarisce Fabrizi. Che non perde la speranza: «L’obiettivo è avere entro metà anno tutte le schede parametriche dei comparti prioritari delle 13 frazioni più danneggiate». Ma si procede troppo lentamente. Solo per fare qualche esempio: a Onna, su 25 schede parte seconda richieste dal Comune, ne sono state presentate 12, per un totale di 8 cantieri aperti. Ad Arischia sono state chieste 27 schede, presentate 10 per un totale di un solo cantiere aperto. A Roio Poggio le richieste sono 31, le schede presentate 6 e i cantieri 3. Un altro esempio è Camarda, dove a fronte di 24 schede richieste, ne sono state presentate 12 e i cantieri aperti sono appena 3. Perché succede? «Molti progettisti ritardano perché spesso hanno accumulato un quantitativo di incarichi a cui non riescono a far fronte», aggiunge Di Stefano.

MULTE AI RITARDATARI. Ieri con Marchesi si è stabilito che, con l’aiuto dei parlamentari abruzzesi, nel primo decreto utile sarà inserita una norma che prevede sanzioni ai progettisti lenti.

CIPE. L’importo della prossima delibera Cipe (febbraio, ma sarà operativa tra diversi mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale) per la ricostruzione, non è ancora noto. Si spera che lo stanziamento sia di almeno 350-400 milioni. «Ho capito per tempo quest’aria pessima e ho chiesto un incontro a Marchesi», ricorda Di Stefano, «ho spiegato a Marchesi che si rischia di restare in corso d’anno senza risorse per i nuovi cantieri bloccando la ricostruzione. Forniremo i dati del monitoraggio dove è evidente la progressione impressa sul finire 2016. Una cosa è certa», chiosa l’assessore, «così non si può andare avanti, il rischio è che non avremo argomenti validi a supporto dei nuovi stanziamenti per L’Aquila».

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