Una preside: meglio i panini, così gli alunni non sporcano le aule

6 Ottobre 2018

SULMONA. «Raccomandiamo di ridurre all’essenziale i pasti, consigliando di portare più che altro dei panini». È la nuova dirigente Naida Consorte della scuola elementare Luciana Masciangioli del...

SULMONA. «Raccomandiamo di ridurre all’essenziale i pasti, consigliando di portare più che altro dei panini». È la nuova dirigente Naida Consorte della scuola elementare Luciana Masciangioli del circolo Mazzini-Capograssi a ribadire le disposizioni non scritte sul menu dei bambini alle prese con la pausa pranzo in classe, per via dello slittamento a novembre del servizio mensa. Le prescrizioni, affidate per lo più ai consigli delle maestre o alle informazioni rilasciate dalle segreterie delle scuole, stanno però mandando su tutte le furie i genitori e scatenando un vespaio di polemiche tra professionisti e soprattutto medici e nutrizionisti. In particolare, Gianna Tollis, pediatra della Cisl, e Giulio Maria Ranalli, biologo e nutrizionista, hanno ricordato quanto sia importante in età scolare avere una dieta variegata e ricca di frutta e verdura. I due professionisti hanno anche ricordato l’importanza dell’attività fisica, interdetta nelle scuole medie Ovidio, Capograssi, Serafini e alla elementare Lola Di Stefano per la chiusura delle palestre, in attesa dei lavori di adeguamento dei locali, proprio come quelli delle mense. «Mangiando in classe, soprattutto con i bambini più piccoli, si sporcano l’aula e il materiale didattico», aggiunge Consorte, «i bidelli ci danno una mano, ma non possiamo pretendere che facciano da assistenti, così come dobbiamo rispettare le mansioni delle maestre». Anche i genitori, però, andrebbero ascoltati e in questa fase i disagi sono tutti delle circa 700 famiglie alle prese con il servizio mensa che non riparte. «I genitori hanno ragione», aggiunge la dirigente, «ma abbiamo chiesto questa accortezza dei panini e di un frutto al massimo per questo periodo transitorio, anche perché si tratta di pochi giorni a settimana, in genere non più di due». (f.p.)
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