Vaccinazioni a sorteggio, così l’Asl prova a fronteggiare l’emergenza

5 Marzo 2021

Ecco il meccanismo con il quale vengono convocati i cittadini da sottoporre all’immunizzazione Nominativi estratti dalla piattaforma. Di Benedetto: «Ma non vanno penalizzate le aree interne»

L’AQUILA. C’è una catena di montaggio dietro la somministrazione di una dose di vaccino anti-Covid. E soprattutto bisogna fare i conti con le forniture, che sono settimanali e vanno “centellinate”, per evitare sprechi e garantire i richiami. Ma qual è il criterio con cui vengono convocate le persone che si sono registrate sulla piattaforma regionale? Ai dubbi e alle proteste risponde la responsabile del centro vaccinazione Chiara Pasanisi.
IL SORTEGGIO. «Sappiamo che il criterio individuato è molto criticato, ma dopo aver riscontrato problemi, difficoltà logistiche e lungaggini nelle operazioni iniziali, si è optato per la scelta random, cioè l’estrazione casuale dei nominativi dalla lista fornitaci dalla Regione. Parlando della categoria Over 80, prima gli anziani venivano chiamati per telefono, a seconda delle fasce di età, e se ne verificava la disponibilità: ma i tempi si allungavano di molto. Ora si estrae il nominativo e poi si viene contattati dall’operatore. Può quindi capitare che venga vaccinato prima un ottantenne e poi un 90enne. Stiamo velocizzando le procedure», sottolinea la dottoressa Pasanisi, «e vogliamo rassicurare sul fatto che i numeri andranno a crescere, per arrivare già dalla prossima settimana a 650 vaccinazioni al giorno, che poi diventeranno 1.000 nella sede di via Ficara, che sarà quindi affiancata dal centro di Bazzano, ospitato nel Musp degli ex uffici della Procura della Repubblica, dove si allestiranno dalla 4 alle 6 ulteriori postazioni. Si sta pensando anche a unità mobili, che potrebbero raggiungere i pazienti che non possono muoversi e le aree disagiate». Medici e personale lavorano senza tregua, le 8 postazioni di via Ficara restano aperte anche il sabato e la domenica: «Dietro una singola vaccinazione», spiega Pasanisi, «c’è un flusso continuo di operazioni: devono arrivare i rifornimenti, dev’esserci il farmacista che prepara le dosi, l’operatore che convoca le persone, poi l’amministrativo che registra la procedura, e infine il personale che inocula il vaccino. Ce la stiamo mettendo tutta, in attesa che la distribuzione divenga stabile e si possa entrare nel vivo della vaccinazione di massa».
DOCENTI FRAGILI. Un “buco nero” nella campagna vaccinale: con «colpevole ritardo», secondo i diretti interessati, si sta ponendo rimedio alla vicenda dei docenti e del personale non docente di scuole e università che convivono con patologie croniche o gravi o con disabilità. Sono stati “dimenticati” nella piattaforma regionale: al momento della registrazione non hanno potuto indicare le loro problematiche, ma neanche iscriversi nella categoria dei fragili, e in sede di vaccinazione sono stati rimandati a casa, perché non potevano ricevere Astrazeneca. E non erano subito disponibili i vaccini a Rna, cioè Pzifer e Moderna. Sono stati collocati in un limbo, in attesa di essere richiamati. Chissà quando. «Abbiamo sentito forte, sulla nostra pelle, quella che si chiama discriminazione. Ma anche la paura di essere più esposti di altri al contagio. Ora abbiamo fatto sentire la nostra voce: siamo circa 150 su tutta la provincia, speriamo che Asl e Regione pongano rimedio».
TAVOLO SINDACALE. «Un confronto urgente per comprendere compiutamente le azioni assunte sul piano vaccinale, nonché la realizzazione, a oggi, del piano». La richiesta, rivolta all’Asl, arriva dai sindacati Cgil, Cisl e Uil attraverso i segretari Francesco Marrelli, Paolo Sangermano, Fabrizio Truono. «Riteniamo che l’attuale emergenza sanitaria richieda interventi e sforzi straordinari finalizzati alla salvaguardia della salute di una intera comunità, a partire dal piano vaccinale che deve rispondere a principi di celerità, puntualità e universalità. Quindi, risulta doveroso avviare un’ interlocuzione con le autorità sanitarie e istituzionali del territorio. Esprimiamo preoccupazione per le criticità riscontrate nella vaccinazione di alcune categorie quali anziani e soggetti fragili, anche in riferimento ai tempi e luoghi deputati alla vaccinazione».
DI BENEDETTO. «La somministrazione è un diritto di ogni cittadino e non conosce differenze territoriali». Lo dice il consigliere regionale Americo Di Benedetto in merito alla volontà del presidente Marsilio di pianificare una redistribuzione delle dosi disponibili per l’Abruzzo, finalizzata a incrementare la campagna nelle zone rosse. Un metodo sbagliato, secondo Di Benedetto, quello di «voler giustificare il potenziamento del piano vaccinale sulle province più colpite di Pescara e Chieti, quindi a discapito dell’Aquila e Teramo, col solo motivo di risultare quelle con più contagi nelle ultime settimane, non uniformando tutta la regione e con ciò non tenendo conto, evidentemente, che il ragionamento più razionale (e non è un paradosso!) sarebbe invece proprio di vaccinare nelle zone dove il virus circola a livelli bassissimi e l’incidenza è molto meno drammatica».
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