Vaccini in città, esplode il caso «Va applicato il criterio dell’età»

7 Marzo 2021

Dopo il meccanismo “random” svelato dal Centro, raffica di reazioni da cittadini e movimenti politici Le proposte del Pd provinciale: «Priorità ai più anziani». Il dottor Marinangeli critica gli assembramenti

L’AQUILA. I vaccini diventano un caso politico. «La verità è che si paga l’assenza di un piano vaccinale serio, che la Regione non è stata capace di stendere, e che l’Asl ha deciso di non decidere». Il Pd della provincia dell’Aquila, di cui è segretario Francesco Piacente, interviene sul “caso vaccinazioni”, che ha acceso polemiche sul metodo scelto per le convocazioni e «creato sconcerto tra i cittadini». Il Pd sollecita un «criterio oggettivo», soprattutto per gli Over 80, e cioè quello all’età anagrafica, mentre l’Asl si sta affidando al sistema informatico, che attinge alle liste fornite dalla Regione. Intanto, sul fronte della curva dei contagi, che è in risalita in città, con focolai di variante inglese tra gli studenti, un nuovo appello a «prendere atto della pericolosità della situazione» arriva dal primario del reparto di Terapia Intensiva del San Salvatore Franco Marinangeli.
CASO POLITICO. «Sulla stampa», scrive il Pd, «è apparsa una notizia che ha creato sconcerto tra i cittadini della nostra provincia. Le vaccinazioni previste per la seconda fascia di categorie definita dal governo, dopo il personale sanitario, quella degli Over 80, procede per estrazione. Sconcerto e rabbia, poiché ingiustificabile». La notizia, pubblicata dal Centro, ha avuto una vasta eco e ha suscitato reazioni a raffica.«L’Asl ha diramato un comunicato di chiarimento», continua il Pd, «affermando che la convocazione dei cittadini avviene “random” sui nomi che tira fuori il computer, come i numeri del Lotto e Superenalotto, visto che non vi sarebbero altri criteri, anche quelli più semplici degli algoritmi. Da quello che si legge nel comunicato, la scelta sarebbe stata dettata dal fatto che molti anziani, non potendo raggiungere il centro vaccinazioni, salterebbero il loro turno, creando un serio problema. Osservazione giusta, preoccupazione fondata. Ma come fa il computer, intelligenza eccezionale, ma non divinatoria, a conoscere, nello “sputare” fuori i nomi, chi potrà andare e non andare? C’è un algoritmo con dati, o si va alla ’ddo cojo cojo”?.
LA PROPOSTA. «Se l’obiettivo è quello di vaccinare i più anziani, coloro che sono a maggior rischio di vita o di lunghissimi ricoveri, è chiaro che devi procedere per millesimi di nascita. Tra un 95enne e un 80enne», sottolineano dal Pd, «chiaramente devi vaccinare prima il più anziano. Molti Over 80, ma succederà anche quando toccherà ai fragili, sono impossibilitati a raggiungere il centro vaccinazioni: sono i non autosufficienti, non deambulanti, anziani affidati alle cure di familiari o assistenti che, pur tra mille attenzioni, possono infettarli. Sono una priorità nella priorità: anziani e fragilissimi. Con il giochino del computer dei numeri al Lotto, come li stiamo selezionando? Come li stiamo ricercando? Ne abbiamo un’anagrafe? Quanti sono? Li lasciamo per ultimi o stiamo preparando una o due squadre che possano raggiungerli a domicilio sin da subito, vorremmo dire da ieri?». Si dovrebbe, quindi, «richiedere subito ai medici di base di comunicare i nomi dei loro assistiti che non sono in condizioni di lasciare il proprio domicilio, e organizzare la squadra per la somministrazione domiciliare».
L’ALLARME DI MARINANGELI. «Anche nella nostra città», dice il primario, «stiamo assistendo a una pericolosa impennata di contagi tra i giovanissimi, bambini e adolescenti. È necessario e non più procrastinabile che ciascuno prenda atto della pericolosità della situazione. I giovani sono ormai il veicolo di trasmissione e pensano di essere immuni, ma non è così. So che è difficile trattenerli, ma scene come quelle di questi giorni nel centro dell’Aquila sono inguardabili. Poi non si dica che il sistema sanitario non regge e che le forze dell’ordine non fanno il loro dovere: gli ospedali con questi presupposti non possono reggere, specie se contestualmente il sistema sanitario dev’essere impegnato nelle vaccinazioni. La responsabilità della gestione di questa tragedia è di tutta la comunità, per intero, non solo dei sanitari, e parte dalla buona educazione».
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