Verì: «Nuova istanza al governo per mantenere il Punto nascita»

L’assessore regionale: «Quei parametri sono vecchi, reparto potenziato con personale e attrezzature» Ma per il ministero si può partorire a Isernia. Dal 2011 mai superata la soglia delle 500 maternità
SULMONA. È un coro unanime di proteste quello che si alza a difesa del Punto nascita di Sulmona. Politici, imprenditori, medici, infermieri, sindacalisti: tutti insieme contro la volontà del ministero della Salute di voler negare al popolo dei peligni di poter nascere sul loro territorio. Sembrava un ostacolo ampiamente superato quello del numero delle nascite che dall’inizio del 2011 fino ad oggi non è mai arrivato alla soglia dei 500 parti imposti dal Decreto Lorenzin. Anche se, nell’ultima verifica che ha portato il Comitato percorso nascita nazionale (Cpnn) del ministero della Salute, a dare parere negativo sulla sopravvivenza del punto nascita di Sulmona, gli scogli sarebbero il numero esiguo di nuovi nati nel 2020 (appena 214), ma soprattutto la mancanza di adeguamento del personale medico e ostetrico sotto dimensionato e le carenze di sicurezza del reparto.
LA VERÌ SI MOBILITA. «I parametri e gli indicatori si riferiscono agli anni 2018-2019», precisa l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, «il ministero ha esaminato la richiesta di proroga che ho presentato appena mi sono insediata. Ma negli ultimi mesi abbiamo avuto un ampliamento dal punto di vista del personale e strutturale. È stato ad esempio sottolineata l’impossibilità di avere l’assistenza ventiquattro ore su ventiquattro dal punto di vista anestesiologico, cosa che la Asl conferma che viene fatta. Andremo quindi a presentare una nuova istanza alla luce di questi nuovi parametri. Non possiamo comprendere e condividere quanto letto nella risposta del ministero, ovvero che le donne possono partorire ad Isernia», conclude l’assessore regionale alla Salute, «il Punto nascita resta operativo perché deve rispondere alle istanze di una popolazione importante».
IL FRONTE POLITICO. Ritengono scandalosa la decisione di negare la proroga all’apertura del Punto nascita di Sulmona, il coordinatore della Lega della provincia dell’Aquila, Tiziano Genovesi, e il consigliere regionale sempre del Carroccio, Antonietta La Porta. Quest’ultima annuncia una risoluzione urgente per evitare la chiusura del Punto nascita del presidio ospedaliero di Sulmona che sarà presentata nella seduta di consiglio regionale in programma il 26 gennaio. «Lo scopo è quello di impegnare la giunta regionale ad avvalersi dell’autonomia amministrativo-gestionale riconosciuta dal Titolo V della Costituzione e conservare il Punto nascita», spiega La Porta, «a svolgere ogni positiva azione affinché il direttore generale Asl garantisca efficacia, economicità dell’assistenza, nonché qualità e sicurezza per la madre e per il neonato presso il Punto nascita di Sulmona».
CRITICHE A MARSILIO. «Marsilio deve decidere se essere il presidente della Regione che sa interloquire con il governo per programmare il futuro della sanità abruzzese o un sobillatore di folle che tenta di nascondere le sue inettitudini dietro la chiamata alle armi dei cittadini peligni facendo leva, per giunta, sull’esasperazione e la paura proprie di un periodo come quello pandemico», afferma il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci (Pd).
«Il diniego sopraggiunto dal Comitato percorso nascita nazionale del ministero della Salute alla presenza del Punto nascita di Sulmona getta nella disperazione un intero territorio, quello peligno, che è stato illuso dalle rassicurazioni di Marsilio e che oggi si sente persino apostrofare con un armiamoci e partite dal presidente della Regione».
FRATELLI D’ITALIA. Mauro Tirabassi, capogruppo di Fd’I in consiglio comunale, se la prende con il passato Governo regionale. «È appena il caso di ricordare ai sinistri che se il punto nascita è ancora operativo lo si deve al moto di ribellione di alcuni cittadini che arrivarono a occupare l’aula consiliare del Comune per oltre tre mesi. C’ero e ricordo benissimo che senza quell’azione drastica e dirompente il Punto nascita di Sulmona avrebbe seguito la stessa sorte di altre analoghe strutture in regione che sono state definitivamente chiuse, nel 2015, dalla giunta D’Alfonso. Appare poi incomprensibile e fuori da ogni logica la posizione del governo nazionale», conclude Tirabassi, «che si ostina a non accordare deroghe al nostro presidio, ritenendo che le nostre aree interne non sono zone orograficamente disagiate».
COSÌ I SINDACATI. «L’azione di chiusura del punto nascita rappresenta un vero e proprio atto ostile nei confronti dell’intera comunità della Valle Peligna e dell’Alto Sangro, che va ad impoverire i servizi essenziali di un territorio già da anni attraversato da una grave crisi economica, sociale ed occupazionale. Un atto che avrà tra le conseguenze peggiori quella di aumentare il grave spopolamento delle Aree interne della Regione Abruzzo». Questa la reazione della Cgil provinciale. «Esprimiamo, nuovamente, la nostra netta e ferma contrarietà alla chiusura del Punto nascita di Sulmona ed affermiamo che, come dichiarato in anni di lotte e battaglie a tutela del diritto alla salute, questo Punto nascita non solo non può essere chiuso, ma deve diventare oggetto di quei necessari investimenti la cui mancanza, ormai annosa, ha determinato un lento e progressivo declino dei servizi sanitari a svantaggio della popolazione delle aree interne».
CASINI FURIBONDA. «Il Punto nascita di Sulmona non si salva a parole né con la richiesta di mobilitazione generale, ma con investimenti e risorse da parte di Regione e Asl per adeguarlo ai parametri di sicurezza richiesti dal ministero già dal 2018 con personale e mezzi e con l’attivazione di guardia attiva h24», afferma deciso il sindaco Annamaria Casini: «Una pessima notizia la chiusura del Punto nascita di Sulmona, in linea con l’abbandono della sanità peligna. Il precedente governo regionale lo aveva salvato ottenendo la deroga, ora la giunta regionale attuale avrebbe dovuto agire con la programmazione per garantirne la definitiva salvaguardia, come da sempre propagandato, e invece non fa nulla per evitare che chiuda. Paghiamo il mancato varo della nuova rete ospedaliera che prevedeva una diversa annunciata, qualificazione per il nostro ospedale e la conferma del Punto nascita, peraltro mai passata in consiglio regionale».
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