«Vi racconto mio padre Gilberto Ora teniamo viva la sua memoria»

5 Marzo 2023

Parla il figlio Sandro: «Era terrorizzato che venisse dimenticato ciò che era accaduto durante la guerra Amava parlare alle scolaresche. Siamo molto orgogliosi del fatto che gli verrà intitolata una strada»

SULMONA. In cuor suo Gilberto Malvestuto sperava che la città di Sulmona gli intitolasse almeno una strada. A rivelarlo è il figlio Sandro, all’indomani dell’annuncio del sindaco Gianfranco Di Piero di voler dedicare uno spazio pubblico alla memoria dell’ufficiale della Brigata Maiella morto il primo marzo scorso all’età di 101 anni. Anche l’Associazione nazionale partigiani è pronta a darsi da fare per far sì che le nuove generazioni possano conoscere la figura di Malvestuto e la sua esperienza di vita.
UNA VIA IN SUO NOME
Malvestuto, che avrebbe compiuto 102 anni il 17 aprile prossimo, sapeva che rappresentava un pezzo della storia della sua città e per questo ironizzava sul fatto che un domani gli avrebbero intitolato una strada. «Quando se ne parlava a casa, lui scherzava e diceva sempre: sicuramente mi intitoleranno una strada di Sulmona, un domani», racconta il figlio Sandro, con un velo di nostalgia, «proprio per questo quando abbiamo saputo che la città di Sulmona vuole intitolargli veramente un luogo simbolico siamo stati molto contenti e anche un orgogliosi. È un pensiero che abbiamo apprezzato tutti noi familiari, ci ha fatto veramente piacere perché dimostra il legame che questa città ha sempre avuto con mio padre». Il primo cittadino Di Piero ha ribadito al Centro che Malvestuto ha rappresentato una figura di assoluto rilievo a Sulmona, tanto che la città gli ha conferito, tra l’altro, il “Sigillo d’oro di Re Ladislao”, la più alta onorificenza del Comune. Ora che non c’è più, il sindaco è pronto ricordare una delle figure simbolo dell’Abruzzo nella lotta alla Resistenza.
LA MEMORIA
L’ufficiale della Brigata Maiella si è prodigato molto nella sua vita per fare in modo che la memoria non venisse persa. Le scolaresche erano il pubblico al quale amava rivolgersi per raccontare la storia, sua e degli altri giovani del territorio che si unirono alla Brigata Maiella e da Sulmona partirono con il sogno, poi realizzatosi, di liberare l’Italia dal nazifascismo. «Mio padre aveva paura che quello che era accaduto durante la guerra venisse dimenticato», continua il figlio Sandro, che ha anche realizzato una pagina su Wikipedia dedicata al padre, «questa cosa lo terrorizzava proprio e per questo, in qualsiasi occasione, raccontava quelle pagine di storia di cui era stato protagonista. Il suo pubblico preferito erano i giovani, lui amava parlare alle scolaresche e raccontare episodi della Resistenza. Anche a casa ricordava sempre quello che accadeva in quegli anni. Per noi figli, come del resto anche per i suoi nipoti, quei nomi e quei luoghi erano diventati quotidianità». Per Sandro Malvestuto suo padre ha rappresentato «un grande patrimonio che nessuno può e deve dimenticare».
LE INIZIATIVE
Sono arrivati da tutta Italia messaggi di cordoglio per la scomparsa di Malvestuto. In tanti si sono detti pronti a lavorare, d’intesa con la famiglia, per fare in modo che il sottotenente possa essere ricordato nel migliore dei modi. «Non solo i cittadini di Sulmona, che ringraziamo di cuore, ma tanti abruzzesi e italiani ci hanno scritto o telefonato per manifestarci la loro vicinanza», conclude il figlio di Malvestuto, «ci ha fatto molto piacere la lettera del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ma anche quella dell’Anpi nazionale e di tanti altri rappresentanti istituzionali. Il senatore Michele Fina lo ha ricordato in Senato, Fulvio Angelini dell’Anpi L’Aquila mi ha annunciato che presto ci vedremo per organizzare qualcosa in suo ricordo. Ringraziamo anche il presidente della Regione, Marco Marsilio. Ci ha fatto tanto piacere vedere e sentire tutto questo affetto». Sandro Malvestuto, infine, ha tenuto a ringraziare «quanti sono stati vicino alla nostra famiglia (oltre a lui le sorelle Mirella e Lorella, ndc) in questi giorni, sono passati alla camera ardente in Comune o hanno preso parte ai funerali».
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