Villavallelonga, schiaffo al Parco Il consiglio approva il divorzio

6 Aprile 2018

Affidato l’incarico a un legale per uscire dall’area protetta. Il sindaco Lippa: «Non ci sono più turisti» L’opposizione accusa: «Il solo contenzioso è sulla strada asfaltata». Di Santo invoca una tregua

VILLAVALLELONGA. Villavallelonga, uno dei sette Comuni fondatori del Parco nazionale d’Abruzzo (istituito nel 1922), volta le spalle all’area protetta. La clamorosa richiesta di “divorzio” del paese che custodisce l’albero più longevo del Parco, il faggio della Val Cervara, con i suoi 560 anni di vita, è stata ufficializzata dal consiglio comunale con i voti favorevoli della maggioranza, mentre i consiglieri di minoranza hanno votato contro. Ora la palla passa agli avvocati che saranno chiamati a dare «l’avvio delle procedure legali da porre in essere per l’uscita legislativa del Comune dal Parco nazionale».
Alla base della decisione una lunga serie di contrasti legati alla sbarra nella Val Fondillo, le lungaggini sull’uso dei fondi regionali e statali, le chiusure del centro visita e dell’oasi dell’orso che «hanno dato una mazzata al turismo».
«Qui», afferma il sindaco Leonardo Lippa, «ormai gli unici turisti che arrivano sono gli orsi che entrano nelle case. Il Parco è sinonimo solo di vincoli per Villavallelonga, mentre di opportunità non se ne vedono. Nei secoli abbiamo tutelato le risorse ambientali del paese e vogliamo decidere come continuare a proteggere lo straordinario patrimonio che ci hanno tramandato gli antenati». E uno dei più sensibili al tema è stato il botanico Loreto Grande, a cui l’amministrazione «vuole intitolare una futura area protetta targata Wilderness».
«La tutela dell’ambiente», sottolinea Lippa, «deve trovare il giusto equilibrio con le esigenze della popolazione che, nonostante tutto, continua a vivere qui». Chiosa finale destinata al presidente del Parco: «Carrara a parole ha sempre dato la disponibilità a trovare la quadra sulle questioni in gioco», conclude il sindaco, «per esempio sulla sbarra, nei fatti, forse perché pressato dalle associazioni ambientaliste, è andato sempre verso altre direzioni».
Sull’altro versante la minoranza pro-Parco. «La costituzione delle aree protette è regolata da leggi nazionali», affermano Nicoletta Rocchi, Antonella Mastrella ed Elia Bianchi, «il vero obiettivo del sindaco è quello di forzare la mano al Parco per risolvere, secondo i suoi desideri, un lungo contenzioso che divide i due Enti sull’asfaltatura della strada che porta alla Fonte Aceretta. Pur nel rispetto delle reciproche posizioni e della legittimità di opinioni diverse su singole questioni, il Parco appartiene alla storia profonda del paese e rappresenta un valore aggiunto insostituibile».
Il presidente della Comunità del Parco, chiamato in causa da Silvano Di Pirro, segretario provinciale di Rifondazione comunista, invece, auspica una ricomposizione delle divergenze ma rinvia la mittente le accuse di «incapacità a mediare». «È facile cavalcare l’onda populista», scandisce Antonio Di Santo, «ma la politica vera è fatta di dialogo e confronto costruttivo, cosa che da tempo avviene tra il sottoscritto, le Comunità locali e il Parco, non di polemiche sterili. Spero che la crisi tra il Comune e il Parco si risolva presto per permettere al territorio di Villavallelonga di cogliere quelle opportunità che la sua appartenenza a un’area protetta di così alto pregio può dare e che in altri territori del Parco è già sotto gli occhi di tutti».
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